Perché Migliore non è la scelta migliore

In politica, come nella vita, credo che la coerenza debba essere ancora un valore. E debba esserlo nonostante tutto. Cioè, nonostante quel che ci succede attorno sia spesso il trionfo dell’incoerenza e dell’instabilità politica personale. Proprio per questo non riesco a capire (o forse la capisco bene, ma non mi piace affatto) la logica politica che sta alla base della soprendente scelta di nominare Gennaro Migliore relatore sulla legge elettorale che nei prossimi giorni sarà votata alla Camera. In questo giudizio non c’entra nulla il merito di quella legge né i commenti che su di essa sono stati espressi (e il mio non è, con tutti i dubbi che quell’impianto elettorale mi suscita, lo stesso di chi grida al complotto a addirittura alla dittatura). Trovo strano, controproducente e un po’ sgradevole che un uomo che solo qualche mese fa sosteneva che quella legge è anticostituzionale, accusava con durezza la minoranza del Pd di non avere il coraggio di contrastarla arrivando alle estreme conseguenze e poi ha votato contro in prima lettura alla Camera sventolando la Costituzione, ora possa diventare relatore e rispondere, dal suo nuovo pulpito, alle obiezioni della minoranza Pd quasi con una scrollata di spalle e la solita frase di rito: andiamo avanti, il momento è adesso.

Sia chiaro, per evitare equivoci: ciascuno è liberissimo di cambiare idea e quindi è del tutto legittimo che Migliore, dopo aver gridato allo scandalo con parole dure e gravi, ora si sia fatta un’idea diversa dell’Italicum prodotto da Renzi e dalla ministra Boschi. Lui, come si sa, si difende da queste obiezioni sostenendo che la legge è stata modificata rispetto alla versione precedente. Certo, è stata modificata. Anche se non proprio come voleva lui (basta rileggersi il resoconto stenografico della sua dichiarazione di voto contrario nel link http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0188&tipo=stenografico#sed0188.stenografico.tit00040.sub00010.int00180). Ma questo alla fine non è quello che conta perché si può cambiare idea anche se non cambiano le cose come si sarebbe voluto. E’ lecito per tutti, quindi anche per Migliore. Il problema ci sembra un altro e riguarda appunto la coerenza politica. E’ normale che un esponente di punta di un partito di opposizione (Sel) passi in un partito di maggioranza (Pd) e a tambur battente diventi un esponente di punta del nuovo partito, riceva l’incarico di fare il relatore su una legge così importante che considerava pessima e abbia anche la possibilità di redarguire quelli che in quel partito ci stanno da sempre ed esprimono un’opinione diversa, anch’essa ovviamente legittima, dal segretario? Credo che non sia affatto normale. Ci vorrebbe un po’ di misura, un po’ di sobrietà (quanto suonano vecchie oggi queste parole…) sia da parte di Migliore ma soprattutto del partito che gli ha gentilmente aperto le porte. Perché cambiare casacca passi pure, ma indossare all’istante, senza nemmeno uno straccio di elaborazione del mutamento, quella con i gradi già cuciti addosso mi pare sinceramente un po’ eccessivo.

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