Caro Pd, dove ti sei cacciato?

Credo sia legittimo in un partito non fare quello che ti chiede la minoranza perchè è, appunto, minoranza e c’è una maggioranza che ha vinto il congresso. Questo vale per Renzi segretario come valeva per Bersani. Detto questo però mi chiedo, nel caso specifico e seguendo il criterio del merito, perché il segretario del Pd e la sua maggioranza abbiano deciso di non accogliere le proposte avanzate dalla minoranza sulla legge elettorale e abbiano deciso di tirare dritto anche a costo di aprire un serio problema nella direzione del gruppo alla Camera.

Sono sincero: non l’ho capito. Cioè non l’ho capito, appunto, nel merito delle questioni sollevate. Non ho sentito nessuno – e spero di aver ascoltato male e di essere smentito – che abbia spiegato perché la nuova legge elettorale non sarebbe migliorata riducendo i capilista nominati oppure introducendo al ballottaggio la possibilità di coalizioni e perché anzi sarebbe stata peggiore. La discussione si è limitata agli aspetti temporali o dibattimentali: il tempo è scaduto, abbiamo discusso anche troppo, ora si va avanti senza toccare nulla perché il momento è adesso. Avrei voluto invece sentire argomenti convincenti contro le proposte di modifica, avrei preferito contestazioni di merito, ragionamenti sul sistema politico, sulla democrazia, sul bipolarismo. Insomma avrei voluto sentire qualcuno che dicesse perché quella linea proposta della minoranza era del tutto sbagliata usando argomenti forti e non appelli alla velocità della decisione.

Alla fine l’impressione è che si sia trattato, sia da una parte che dall’altra, solo di una prova di forza: vediamo chi conta di più e quanto conta chi conta di meno. Niente di male, per carità: la storia dei partiti è piena di prove di forza. Ma il problema di fondo resta: se io dovessi spiegare a qualcuno perché si è arrivati alla rottura, quali erano, nel merito, i temi del contendere, mi troverei in grave difficoltà. E quando le scelte politiche non sono spiegabili con chiarezza vuol sempre dire che c’è qualcosa che non va: il famoso cittadino si sente escluso da un duello che non comprende e del quale gli sfuggono i confini. E questo non è mai un bene.

Anche perché, detto in modo semplificato, il cittadino che ha a cuore il futuro del Pd avrebbe di gran lunga preferito che si discutesse nel merito e si trovasse alla fine una soluzione che evitasse di spaccare il partito. Credo fosse possibile, ma non è stato fatto.

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Un pensiero su “Caro Pd, dove ti sei cacciato?

  1. Gaber diceva qual’è la dx e quale la sx. Decenni fa! È la testa dei politici a vita che distruggono la politica in questi tempi! Il mondo cambia mentre i politicanti restano immobili ed imbalsamati! I nuovi, vedi SALVINI, solo ridicoli personaggi..tipo Flauto magico! Ricordiamoci poi che per 40 anni ns governi duravano c.ca 1 anno!!concludo…ITALIANI ANCORA DA FARE DOPO 150 ANNI !!!

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