Tante piccole sinistre non fanno una sinistra

Sono stanco di sinistra, dice un militante di vecchia data mentre ascoltiamo Emanuele Macaluso, che parlando di Gramsci e del giornalismo parla di noi oggi, di quell’”agglomerato elettorale” che è il Pd e della sinistra che non trova pace. Sono stanco di sinistra e non della sinistra, ci tiene a spiegare la sottile differenza il militante deluso, rimasto senza casa e ormai circondato da tante piccole capanne con il filo spinato attorno.

Ecco, il problema è questo: qualcuno riuscirà, guardando fuori di sé e non dentro di sé, costruendo ponti e non alzando muri, aprendo porte e finestre e non chiamando il fabbro per blindare gli usci sempre più malmessi, a dare voce, speranze e ruolo agli “stanchi di sinistra”? Quel qualcuno riuscirà a ricreare uno spirito di comunità calpestato e deriso, a fare sentire tutti pezzi fondamentali di una nuova avventura politica? E infine, la sinistra ritroverà la propria grande funzione di sfida di popolo –  e non di ristrette elite più o meno alla moda – per il cambiamento e quindi per il governo del cambiamento o si limiterà a restare nei piccoli recinti della testimonianza?

Voi direte: belle domande. Certo, sono domande difficili, impegnative. Sulle quali bisogna arrovellarsi, confrontarsi, sbattere più volte la testa. Ma sono le vere domande che oggi dovrebbe porsi chi vuole ricostruire la sinistra. E dovrebbe farlo con mente aperta e libera, con la curiosità della ricerca e del confronto con gli altri, con una maggiore consapevolezza che storie e percorsi diversi possono creare nuovi germogli e non sempre nuovi problemi. Uno spirito che sinceramente non si è visto aleggiare in buona parte dell’assemblea del Teatro Brancaccio organizzata dallo storico dell’arte Tommaso Montanari e dall’avvocato anti-referendum Anna Falcone. Un’iniziativa attraversata più da tanti piccoli muri che si alzavano piuttosto che da ponti che si abbassavano. E questo sin dalle parole d’inizio, da quel tentativo, dal sapore giacobino, di demolire tutta la storia del centrosinistra degli ultimi venti anni. Senza dubbi, solo ombre e niente luci, come se fosse tutto da buttare quello che abbiamo fatto fin qui.

Oggi Montanari, nel tentativo forse di correggere il tiro, sul Corriere ci spiega che il suo obiettivo è la “partecipazione dal basso” e non tentare di “federare le forze politiche esistenti” perché c’è un popolo che “prova a capire come organizzarsi”. Belle parole, anche condivisibili. Ma che contrastano con il clima un po’ estremista che si è respirato al Brancaccio, dominato da troppi “puristi di sinistra” che difendono la propria immacolata immagine e respingono qualsiasi contaminazione.

La sinistra oggi avrebbe bisogno del contrario. Esattamente del contrario. Di nuove idee, di spunti, di sollecitazioni, di storie nuove e diverse, di vite controcorrente, di passioni vere. Del resto se ci si ferma a chiedersi ogni volta che cosa fare con il Pd di Renzi – che, se le parole hanno ancora un senso, definirei più un partito moderato, diciamo macronista, che non un partito di destra – non si va tanto lontani. Anzi ci si dividerà sempre tra nemici di, avversari di, dialoganti con, trattativisti, coalizionali, annessionisti e vari. Il problema è diverso, lo è stato e lo è ancora per Mdp, lo è per Giuliano Pisapia, lo è per Montanari. Lo è per chiunque voglia bene alla sinistra e non si rassegna alla sua lenta e triste agonia. Semplicemente questo: che cosa è oggi la sinistra, che cosa deve essere, che cosa la definisce, quali sono i suoi orizzonti in un mondo che non è più nel Novecento. E allora cerchiamo le parole. La prima: uguaglianza. E quindi difesa dei più deboli. La seconda: libertà. E quindi diritti e giustizia. La terza: dignità. Del lavoro, della vita, della morte. La quarta: innovazione, condivisa e sociale e non ad excludendum.

Ce ne sono altre di parole? Sicuramente ce ne sono molte altre. Ecco, facciamo a gara tra chi trova nuove idee, piuttosto che battersi tra chi ritrova vecchie differenze. Con l’obiettivo di dare un profilo al riformismo socialista del futuro, di ridefinire la sinistra che vogliamo e suscitare nuova passione politica. Se si fa questo, si fanno i conti anche con il passato più o meno recente, con suoi torti e con le sue ragioni. E si fanno tanti passi in avanti. Non da soli, ma insieme agli altri. Non divisi, ma uniti dalle idee. In questo lavoro, bello e possibile, c’è spazio per tutti. Perché non c’è dubbio, cari compagni, che è su un ponte, e non su un muro, che sventola bandiera rossa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...