Qui, nel cuore dell’Europa

 

 

Dopo, non restano parole: il silenzio stringe la gola, in una morsa terribile. Dentro le vene sembra gelato il sangue: respiri, per cercare di riempire il vuoto che è dentro. Risenti quelle parole: voi che vivete sicuri / nelle vostre tiepide case. Le altre che tornano a seguire: vuoti gli occhi e freddo il grembo / come una rana d’inverno. E poi, quel grido: considerate se questo è un uomo. Ancora e ancora e ancora: meditate che questo è stato.

Sì, meditate che questo è stato. E’ stato qui, nel cuore dell’Europa. E’ stato nelle strade delle nostre città, nelle case accanto, nel banco vicino al nostro, sui selciati dei nostri centri storici che li hanno presi, spintonati, percossi, caricati. Umiliati. Offesi. Svuotati. Ed è stato qui, nel cuore dell’Europa, che sono partiti i treni chiusi con il piombo e poi sono state costruite queste casette basse e queste capanne di legno e queste torrette di guardia e questi immensi forni. E’ stato qui che il filo spinato ha circondato tutto. Ha circondato tutti, uno per uno. Il filo spinato elettrificato ad alta tensione avvolto nei pali, stretto sugli sguardi. Qui sono spuntati fucili, mitra, pistole per impedire ogni fuga. Sì, qui è arrivato il cyclon-b dentro le condutture dell’acqua per uscire dalle docce e soffocare in pochi minuti. Pochi minuti, tutto registrato. Qui, il fumo saliva lento dai camini.

Sì, meditate che questo è stato. E’ stato qui, nel cuore dell’Europa, che si sono accumulate montagne di capelli e di scarpe e di occhiali e di valigie e di vestiti. Montagne di vite e di dolori chiusi nei cunicoli, soffocati dal pianto, in faccia alla morte. Qui, hanno spogliato l’uomo di tutto. Gli hanno tolto la dignità strappandogliela dal cuore. E gli hanno strappato il cuore lasciandolo a terra senza cielo. E’ stato qui, nel cuore dell’Europa, che hanno sottratto i figli ai genitori e li hanno uccisi nel bosco dietro le casette di legno. Qui, senza pietà hanno sfregiato. E qui hanno spinto a desiderare la morte piuttosto che sopportare lo stillicidio dell’orrore quotidiano. Qui, gli occhi scavati dentro corpi di scheletro hanno visto l’indicibile.

Sì, meditate che questo è stato. Ed è stato per anni nel silenzio di troppi. E’ stato per anni con la complicità di molti. Qui, nella nostra Europa. Qui, dove siamo noi. Qui, dove viviamo e respiriamo e speriamo e guardiamo. Qui, dove cresciamo i nostri figli e coltiviamo il nostro futuro.

Qui, dove sorge Auschwitz.

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