È ora di riaprire l’archivio dell’Unità 

Da quasi cinque mesi l’archivio storico on line dell’Unità non è più consultabile. Nonostante le denunce e le proteste per un black out che danneggia storici, studiosi, studenti, giornalisti e lettori nulla si è mosso. E un patrimonio immenso – fatto di pagine, di articoli e di foto – galleggia nel web non si sa bene in quale emisfero inaccessibile.

Ma che cosa è accaduto? Siamo rimasti alle notizie circolate all’inizio di gennaio, quando l’archivio scomparve improvvisamente e senza preavviso dai radar web e denunciammo il fatto su giubberosse. Secondo una versione il sito sarebbe stato sospeso per un passaggio di gestione da Tiscali a un nuovo gestore.  Un’altra versione sostiene invece che la società editrice dell’Unità, proprietaria dell’archivio avrebbe chiesto a Tiscali di ridiscutere il contratto (pare oneroso) di gestione, che Tiscali abbia chiesto intanto il pagamento di quanto finora dovuto e mai versato e non avendo ricevuto riscontro abbia premuto il tasto off. 

A gennaio l’allora direttore Sergio Staino rispose al nosrro allarme spiegando: “Mi dicono che l’archivio è al sicuro su Nas e che è solo una questione di server. Sembra che i server che utilizzava l’Unità siano obsoleti e vadano rinnovati. Credo sia il pagamento eccessivo di questi ultimi che ha creato la sospensione. Alla prossima riunione del Consiglio di Amministrazione che si terrà tra pochi giorni porremo il problema. L’importante è che l’archivio sia al sicuro, poi vedremo come riattivarlo”.

Sono passati cinque mesi, di Cda dell’Unità se ne sono svolti diversi, Staino non è più direttore e il giornale fondato da Gramsci sta vivendo la sua crisi peggiore con il rischio della chiusura e del licenziamento di tutti i lavoratori. Una storia che i lettori di giubberosse conoscono bene.

Proprio perché la situazione del quotidiano è così pericolante, ci permettiamo di rilanciare l’allarme sull’archivio che raccoglie 93 anni di storia. Dell’Unità, del Pci, dell’Italia e del mondo. Farla finire al macero sarebbe un grave delitto.

Chiediamo alla societa Unità Srl e ai soci della compagine (tra cui c’è anche il Pd) di dare una risposta esauriente e di impegnarsi a riaprire il sito dell’archivio. Chiediamo al ministro dei Beni culturali se non ritenga di intervenire per tutelare un patrimonio nazionale. Chiediamo infine alla sinistra in tutte le sue forme – partiti, sindacati, movimenti e associazioni – di mobilitarsi sia per salvaguardare la dignità dei lavoratori dell’Unità in questi giorni calpestata, sia per difendere un archivio che raccoglie la nostra storia. Non c’è tempo da perdere.

Nella foto Pietro Ingrao, allora direttore dell’Unità, durante una diffusione del giornale negli anni Cinquanta (Archivio Unità)

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