25 aprile, il lamento dei veri “divisivi”

Ma per quale motivo il corteo del 25 aprile a Roma sarebbe “divisivo”? E nel caso, chi e come, sta provocando questa “divisività”? Sono domande serie dopo le polemiche della Comunità Ebraica contro l’Anpi e dopo la decisione del Pd romano, annunciata dal presidente Matteo Orfini, di non partecipare alla manifestazione. Proprio perché sono domande serie occorre affrontare la questione con il massimo dell’obiettività, seguendo i fatti, esaminando le parole, le deduzioni e le controdeduzioni. E’ quello che vorrei provare a fare dopo avere letto articoli, commenti e interviste apparse oggi su diversi quotidiani.

  1. L’Anpi sostiene, con un’intervista a Repubblica del suo presidente Carlo Smuraglia, che la Comunità Ebraica era stata invitata da giugno scorso a partecipare ai preparativi delle celebrazioni, che a un’iniziale prova di dialogo è subentrato un irrigidimento che ha condotto a porre una condizione ultimativa: no a una delegazione palestinese nel corteo. Smuraglia spiega che l’Anpi non può stabilire chi sfila e chi no nel corteo: come si fa, dice, a escludere qualcuno da una manifestazione pacifica aperta a tutti i cittadini?
  1. La Comunità Ebraica, con un’intervista sempre a Repubblica della sua presidente Ruth Dureghello non smentisce quello che dice Smuraglia. Anzi, avvalora e rafforza la tesi che il casus belli sia la presenza dei palestinesi che, spiega Dureghello, sono “eredi del Gran Mufti di Gerusalemme che si alleò con Hitler”. In sostanza, aggiunge la presidente della comunità romana, “cosa c’entrano le associazioni filo palestinesi con il 25 aprile?”.
  1. Il Pd curiosamente, invece di cercare di svolgere un ruolo di mediazione visto che il 25 aprile è elemento fondamentale del suo Dna, prende le distanze dalla querelle annunciando di non partecipare al corteo (come fece anche l’anno scorso) perché “divisivo” mentre dovrebbe essere “l’occasione di unire la città intorno ai valori della resistenza e dell’antifascismo”. Per cui i dirigenti dem saranno nei luoghi simbolo della lotta partigiana (Fosse Ardeatine e via Tasso) ma anche, come scrive La Stampa, alla manifestazione della Comunità Ebraica in via Balbo.

Questo è il quadro dello scontro sul 25 aprile che emerge dagli articoli e dalle dichiarazioni dei protagonisti e che ho cercato di riportare con il massimo di obiettività.

Da questo sommario resoconto si può dedurre che la condizione posta dalla Comunità Ebraica con il suo no alla presenza di una delegazione palestinese in piazza sia il motivo principale della diatriba e la causa principale della rottura con l’Anpi. L’argomento usato dalla presidente Dureghello e rilanciato anche in alcuni commenti (per esempio quello di Giovanni Sabatucci sulla Stampa) che i palestinesi sono “eredi del Gran Muftì di Gerusalemme che si alleò con Hitler” mi pare di una fragilità disarmante. Certo, la storia ci racconta che Amin al-Husseini fu strenuamente dalla parte dei nazisti e li incoraggiò a intraprendere il programma di sterminio degli ebrei. Ma la storia è storia, appunto, e non può essere, proprio per lo spirito unitario della lotta di liberazione, il criterio di selezione di chi può o non può partecipare a una manifestazione.

Altrimenti dovremmo vietare ancor di più, visto il ruolo svolto, il corteo agli eredi (tutti gli italiani? i rappresentanti delle istituzioni? e quali?) dell’Italia mussoliniana che non solo fu alleata di ferro di Hitler ma partecipò attivamente allo sterminio degli ebrei. Oppure in scala più larga si dovrebbe impedire di partecipare a una manifestazione antifascista agli eredi della Germania nazista. Mi pare una vera sciocchezza. I motivi per i quali la Comunità Ebraica non vuole i palestinesi in corteo riguardano la situazione in Medio Oriente e nulla di più. Ma in questo caso, come si sa, le posizioni e i giudizi su quel conflitto sono variegati e contrastanti e sarebbe meglio lasciarli sullo sfondo.

Se questa ricostruzione è giusta appare perciò ingenerosa la consueta polemica contro l’Anpi, accusata per la seconda volta in pochi mesi di non rappresentare i “veri partigiani”. E appare incomprensibile che il Pd compia la scelta di non esserci rompendo ancora una volta con un pezzo importante della sua storia. La Resistenza, l’antifascismo, la Costituzione democratica dovrebbero essere il sentimento comune degli italiani e il loro spirito unitario dovrebbe impedire che si vieti di sfilare e che si pongano condizioni che escludono creando rotture e separazioni. Per cui sì, ha ragione Smuraglia: divisivo è chi decide di non partecipare a un’iniziativa unitaria e non chi fa di tutto perché l’unità prevalga sulle divisioni.

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7 pensieri su “25 aprile, il lamento dei veri “divisivi”

  1. Mi basterebbe da parte dei palestinesi una solenne condanna del Gran Muffì e della shoha, assieme ad una iniziativa per il riconoscimento dello Stato di Israele alla condizione del riconoscimento, da parte dello Stato di Israele di uno stato palestinese. Tutto questo non c’è, e allora dobbiamo andare alle origini, quelle del gran Muffì di Gerusalemme. Di conseguenza, anche se la Comunità ebraica romana partecipasse alla manifestazione dell’Anpi, come ebreo della diasspora forzata, non sfilerei sotto le bandiere della rappresentanza palestinese.

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    • Si conferma quindi il concetto di “divisivo” della manifestazione insito nelle vostre intenzioni. Perchè porre ai Palestinesi delle condizioni di abiura del passato e non ad altri? Gli Usa hanno sterminato gli indiani d’america, gli spagnoli gli indios dell’amazzonia, gli italiani le tribù della Libia ed usato i gas in Etiopia, francesi/inglesi/belgi ….. hanno avuto storie coloniali mai limpide A tutti allora chiediamo abiura? O selezioniamo secondo le convenienze di oggi chi può partecipare alle Nazioni Unite ed alle manifestazioni per i diritti umani?, . Tutti i palestinesi sono allineati e concordi con le scelti del Mufti? Oppure li discriminiamo non in quanto paese attuale, ma in quanto popolo? Prorpio gli eredi delle vittime della shoa non dovrebbero cadere in questo tranello! E quanto al conflitto arabo israeliano le colpe sono solo da una parte? Io non giudico i miei vicini, figuriamoci la storia. Ma se così fosse, la ragione tutta da una parte ed il torto tutto dall’altra sarebbe la prima volta nella storia dell’umanità! Chi ha la convenienza che mai si superinoi le divisioni? Chi ha interesse a mantenere gli steccati? Non certo chi lotta contro i totalirismi e non accetta le negazioni della libertà.

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    • Certo. E proibiamo la partecipazione di tutti i cattolici perché preti e vescovi avevano benedetto le armi fasciste e proclamato il Duce Uomo della provvidenza divina?

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  2. Se oggi siamo tutti democratici e liberi grazie alla resistenza è giusto che chiunque sia riconoscente verso chi, a rischio della sua vita, ci ha garantito questa libertà possa ricordare il 25 Aprile come la giornata della liberazione dal Nazifascismo. Se a qualcuno viene impedito di sfilare di quale libertà parliamo?

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  3. Ovviamente il piccolo particolare che ogni anno gli agitatori palestinesi hanno cercato di attaccare fisicamente i rappresentanti della comunità ebraica e della Brigata, non occorreva neppure citarlo, no?

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  4. “Smuraglia spiega che l’Anpi non può stabilire chi sfila e chi no nel corteo: come si fa, dice, a escludere qualcuno da una manifestazione pacifica aperta a tutti i cittadini?”
    Ahem… chi ha fatto abbassare le insegne alla Brigata Ebraica negli ultimi due anni?

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