Se sette milioni di poveri vi sembran pochi

​Grave deprivazione materiale: è la condizione in cui vive l’11,9% degli italiani. Si tratta di 7,2 milioni di persone, più di uno su dieci nel nostro Paese è costretto a sopportare questo stato di povertà. Tra il 2015 e il 2016 è peggiorato l’indice di grave deprivazione tra gli over 65 passando dall’8,4 all’11,6. Non solo. L’Italia detiene anche il record europeo del tasso di occupazione più basso degli under 35: nella fascia 25-34 anni non lavora quasi il 40%. E ancora: gli investimenti, nonostante le troppe parole, sono in calo per il settimo anno di seguito.  Nel 2016 sono scesi del 4,5%.

È il quadro per niente rassicurante descritto dal direttore del Dipartimento statistico dell’Istat, Roberto Monducci, durante un’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato in vista dell’esame del Documento di economia e finanza del governo. Ed è la prova che nel nostro Paese le cose non vanno bene e permangono alcune significative e drammatiche criticità che condizioneranno il futuro dell’economia nazionale e del sistema di welfare.

E allora, vogliamo prenderne atto o vogliamo invece continuare a cincischiare sulle riforme fatte, sullo sviluppo impresso, sul progresso attivato, sulle magnifiche sorti future dell’Italia? Qui c’è un problema serio: negli ultimi tre anni la politica economica del governo Renzi è stata completamente sbagliata. Per il semplice fatto che le poche risorse che c’erano sono state utilizzate in modo inefficace: da una parte elargendo bonus che come si è visto non hanno favorito i consumi e quindi la tanto agognata crescita che avrebbe portato nuovi posti di lavoro stabili (non quelli dei voucher per capirci) e dall’altra procedendo a una detassazione erga omnes senza distinzioni di reddito (vedi il caso dell’Imu sulla prima casa abolita anche per i possessori di ville di lusso e attici nei centri storici). Nel frattempo non si è intervenuti sul cuneo fiscale per i lavoratori, che è il vero vulnus da sanare come dimostrano le statistiche europee, e non si è mosso un dito per stimolare gli investimenti anche usando la leva pubblica come ha fatto Obama negli Usa.

In conclusione, è il momento di cambiare schema. O per lo meno cominciare a cambiare schema. Questo è ciò che dovrebbe fare Gentiloni uscendo dal cono d’ombra dei renzisti-leninisti. Sempre che Renzi non riesca, come è nei suoi desideri, a far partire un altro staisereno questa volta mettendo un Paolo al posto di Enrico.

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