Se il sindaco lo decide un giudice, povera democrazia…

Ma secondo voi è lecito e accettabile che a decidere un candidato sindaco di un qualunque partito o movimento sia un giudice? È sostenibile che l’autonomia di una forza politica sia limitata da un atto giudiziario?

Secondo me no. E questo vale per ogni partito, compreso il M5S del quale si può dire tutto il male possibile e si può denunciarne gli atteggiamenti antidemocratici e demagogici che lo guidano e che destano continua preoccupazione. Ma non si può, proprio non si può, chiudere gli occhi di fronte a un’anomalia come la sentenza sul caso Genova solo perchè tocca Grillo e i grillini. Eppure questo si sente, soprattutto dalle parti del Pd che dimentica – dopo aver archiviato con disinvoltura il caso del sindaco di Roma  dimissionato dal notaio – di essere una forza di governo e quindi di dover seguire l’interesse nazionale piuttosto che inseguire quello elettorale.

Non vorrei che su questa strada piombassimo in un Paese dove i giudici finiscono per governare, per dettare la linea dei partiti, per decidere chi può essere il segretario, il sindaco o il presidente del consiglio. Mai e poi mai. E allora, invece di commentare con leggerezza le inconsuete sentenze dei giudici, si dia applicazione all’articolo 49 della Costituzione regolamentando per legge la vita democratica dei partiti. 

Meglio non giocare con il fuoco solo quando il fuoco scotta altri. Prima o poi le fiamme potrebbero avvicinarsi pericolosamente…E sarebbe un guaio per tutti.

Annunci

3 pensieri su “Se il sindaco lo decide un giudice, povera democrazia…

  1. Gentile Pietro Spataro,

    la seguo sempre com grandissimo interesse (e mi trovo spesso d’accordo con lei), però, per rispondere alla sua domanda, mi sembra si debba ricordare che se il giudice può dirimere una controversia di tal sorta, é perché tutte le forze politiche [partiti] come tutti i cittadini sono e agiscono nella Costituzione (risalendo la corrente, é lì il motivo del potere del giudice), e a prescindere da una regolamentazione, che pure serve. L’adesione a un partito (tessera) vuol dire aderire a un accordo di massima (statuto lecito e democratico), nei limiti del quale esercitare nientemeno che un diritto politico, una libertà (di partecipazione, espressione etc). Paradossalmente lo stesso “diritto di espulsione”, serve a tutelare la libertà di associazione politica (impedire a qualcuno di impedire ad altri di associarsi liberamente per un dato fine).
    Gli atti autoritari non sono solo nel rapporto pubblico vs privato, ma anche nel privato vs privato, relazione che non può e non deve essere “porto franco”. Dico questo per dire che forse, allarmarsi per un candidato ” scelto dal giudice”, é un tantino eccessivo. Certo il campo é di quelli delicati, pur sempre un confine, ci vuole cautela, ma insomma: la libertà politica individuale e collettiva non é proprietà esclusiva di un vertice associativo. Siamo tutti sotto lo stesso libero tetto, e il giudice serve a ricordarcelo. Credo.

    Mi piace

    • Accolgo la sua osservazione e ne terrò conto. Ma resto comunque del parere che debba essere la politica ad autoregolamentarsi per legge e non invece la magistratura a regolamentare d’autorità. Un caro saluto.

      Mi piace

  2. Non dimentico affatto che il PD ha tolto la fiducia al sindaco di Roma nottempo nello studio di un notaio anziché nel Consiglio Comunale e pretendo che chi ha compiuto questa scelta sciagurata ne renda conto agli iscritti e ne subisca le conseguenze. Raul Wittenberg

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...