Mai dimenticare la parola unità 

Il primo risultato del congresso Pd non è un trionfo per Matteo Renzi, nonostante una parte della stampa tenti di avvalorare la sua narrazione celestiale. L’ex segretario – che aveva dalla sua parte tutti i big, i capicorrente, i ministri, i sottosegretari, i sindaci e i presidenti di Regione – ottiene un risultato che in termini assoluti (di voti veri, non di percentuali) è di poco superiore a quello del 2013 quando ci fu quasi un testa a testa con Cuperlo. Diciamo un po’ poco dopo tre anni di segreteria e di Palazzo Chigi, con annesso il favoloso mondo delle slide.

Sono d’accordo con Emanule Macaluso quando scrive (qui il suo post: https://www.facebook.com/emmacaluso/ ) che il risultato ottenuto da Andrea Orlando, dopo il cataclisma che è avvenuto, è un buon risultato che può favorire l’apertura di una fase nuova nel Pd. Dipende da come il ministro della Giustizia si giocherà la sua partita dopo i troppi allineamenti e tentennamenti che hanno segnato la sua collocazione nel partito e i suoi rapporti ambivalenti con il renzismo. Ma aver preso più di un quarto dei voti in un partito renzizzato e dopo la scissione silenziosa degli iscritti negli ultimi tre anni e la scissione di Articolo Uno non è da sottovalutare.

L’impressione è che siamo in una fase di transizione che non si sa quale sbocco avrà. È transitorio quello che accade nel Pd, dove nonostante la vittoria Renzi sembra ormai un astro calante, ed è transitorio anche quello che accade fuori dal Pd compresa la sfida condivisibile di Articolo Uno che ha infatti come suo obiettivo centrale la ricostruzione di un centrosinistra largo e plurale.

Ma proprio per questo, proprio perché la vera sfida coraggiosa è tenere insieme e ritrovare le ragioni di un viaggio comune, abbattere i muri e costruire i ponti deve essere impegno prioritario. Quelli che nel Pd pensano questo e non si piegano al pensiero unico e quelli fuori del Pd che vogliono ricostruire devono tenere un canale aperto. Presto, forse ancora prima di quanto si possa immaginare, il vento può cambiare direzione. Anche oggi, quando le asprezze dello scontro sono ancora vive, non bisogna dimenticare la parola fondamentale del vocabolario della sinistra: unità. Meditate da una parte e dall’altra.

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