Un comunista al Gambrinus di Napoli

Entro al Gambrinus di Napoli e quasi respiro la storia che lo ha attraversato. Ti pare di vedere Benedetto Croce a un tavolino, Freud a un altro, il grande Eduardo che prende appunti guardando il palazzo Reale o Totò che percorre le sale. È bello avere l’illusione di stare nella storia, nella storia grande e bella che ha dato lustro al meridione e a questa città che ne è la capitale morale e civile.

Mi basterebbe questo per essere contento. Poi conosco il cameriere che in modo affabile chiede che cosa desidero. Gli amici che sono con me chiedono se è proprio vero, come è scritto nel menu, che ogni primo gennaio il presidente della Repubblica fa colazione proprio qui. E lui  racconta storie aneddoti personaggi. Dice: “Comunque per me c’è stato un solo grande presidente, si chiamava Sandro”. Intende Pertini, ovviamente. Scruta il mio sguardo e quello delle persone che sono con me per cercare di capire da che parte stiamo. Glielo facciamo capire e lui  racconta del nonno e del padre comunisti, della sezione del Pci, di Chiaromonte e Berlinguer, del festival nazionale dell’Unità.

Mi sento in dovere di dirglielo: sai (ormai ci diamo del tu), ho lavorato all’Unità per 40 anni, sono anche stato vicedirettore. “Sapessi quante copie ho diffuso, ogni domenica…”. Poi, spiega, tutto si è rotto con la svolta di Occhetto e oggi, oggi vedi che non c’è più niente, siamo dispersi. Racconta di quando a Napoli c’erano decine e decine di sezioni e i compagni si davano da fare e non si risparmiavano. Di quando la passione politica entrava nelle vene e non c’era un secondo fine.

Una bella storia napoletana. E come tutte le belle storie, a Napoli come a Bologna, a Palermo come a Torino, lascia un po’di amaro in bocca. Ma in fondo è da raccontare perché è vita vissuta. E perche capisco che la straordinaria bellezza di Napoli sta anche in questo: nella capacità di farti sentire sempre a casa tua.

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