Fabo, la libertà e la vergogna di Stato

​”Senza l’aiuto del mio Stato”. Colpiscono al cuore le parole che Fabiano Antoniani, conosciuto come dj Fabo, ha pronunciato in una clinica svizzera prima di lasciarsi morire. Quel ragazzo minato nel corpo dopo un incidente stradale ha dovuto emigrare per morire. Perché qui, nell’Italia del terzo millennio, lo Stato è lontano, è un tuo nemico quando si tratta di affrontare il tema del fine vita. Lo abbiamo visto con le drammatiche odissee di Luana Englaro e di Piergiorgio Welby. Storie che ancora bruciano e che danno l’immagine di un Paese prigioniero di un triste medioevo.

Questo Stato deve vergognarsi. Deve vergognarsi dei suoi divieti, dei suoi silenzi, della sua indifferenza.

Devono vergognarsi quelli che in nome di una religione impediscono a tutti la libertà di scegliere tra l’accanimento e la morte serena calpestando la dignità umana. E devono vergognarsi quelli che per quieto vivere o chissà per quali altri interessi non si battono per una legge di civiltà e lasciano che il silenzio e l’indifferenza travolgano ogni grido di dolore.

Fabiano parla a noi. A noi tutti. A chi sa per esperienza che cosa vuol dire morire dentro senza alcuna speranza e a chi fa finta di non saperlo in nome di una morale superiore. È il momento di agire. Lo Stato siamo noi. La libertà è la nostra forza e il nostro coraggio e nessuno ha diritto di imprigionarla.

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