Articolo 1, ma basta una battuta?

​Qualche volta l’ironia non è una buona consigliera. Alza la polvere e, tra una risata e l’altra, fa perdere di vista quello che accade. Ho l’impressione che questo atteggiamento dissacratorio abbia la meglio nei giudizi sulla nascita di Articolo 1 – Movimento Democratici Progressisti. Una volta le battute su Bandiera rossa, un’altra quelle sul vento novecentesco della Locomotiva di Guccini e un’altra ancora le ironie un po’ infantili su Dp – Democrazia Proletaria degli anni 70 oppure Pd letto al contrario? -, e alla fine si resta sempre drammaticamente in superficie. Ora, è vero che i social, con la corsa a chi fa la battuta più furba, amplificano la visione ironica  delle cose, ma chi è davvero interessato a capire che cosa succede a sinistra dovrebbe farsi qualche domanda e cercare di darsi qualche risposta rifuggendo dai racconti di colore. Proviamoci.

1. Di chi è la responsabilità principale della rottura del Pd? 

Non mi piacciono gli equilibrismi, secondo i quali è colpa di chi ha deciso di andarsene ma un po’ anche di un segretario che li ha fatti andare via senza fiatare. Credo invece che la responsabilità principale sia di Renzi che ha diretto il governo e il partito con il pugno di ferro, con la denigrazione di chi la pensava diversamente (gufi e rosiconi), con gli attacchi al sindacato (alla Cgil soprattutto) e a quelli che “c’erano prima” mettendo nel mucchio destra e sinistra come se la storia cominciasse da lui e prima era tutto un disastro. Renzi ha militarizzato il Pd (e con il Pd, per fare qualche esempio, anche il governo e i gruppi parlamentari e un giornale come l’Unità che è stato rinchiuso in una ridotta personalistica) stravolgendo il programma che gli elettori avevano scelto votando nel 2013 per Bersani. Poteva durare a lungo la convivenza in un partito così, dominato dalla cultura del “ciaone” piuttosto che dalla forza del dialogo e del tenere insieme che doveva essere la mission del Pd?

2. Quale è e sarà ruolo di Mdp? 

Un primo risultato c’è già stato: ha costretto il Pd a cominciare a discutere di se stesso, ha tolto il velo a ogni ipocrisia, ha rimesso in discussione idee, programmi, aspirazioni, ha  aperto uno squarcio nel conformismo leaderistico. Ha spinto qualcuno a fare qualche ragionamento meno osannante su Renzi, a dire finalmente anche se in ritardo le cose che non vanno in un partito guidato con prepotenza. Soprattutto Mdp ha mosso le acque stagnanti di un centrosinistra che si credeva imbattibile perché più furbo e più ganzo. Ha rimesso in circolo idee, suggestioni, temi centrali dimenticati a partire da quell’articolo 1 della Costituzione che è il manifesto del nuovo movimento. Il lavoro, prima di tutto e non il Jobs act. La democrazia come partecipazione, dialogo, mediazione e non come terreno di gioco di un leader assoluto. Vi pare poco?

3. Che futuro avrà Mdp? 

Le potenzialità sono molte e lo dimostrano anche i sondaggi di questi giorni. Dipende da una serie di fattori. Il movimento deve intercettare non solo pezzi di gruppi dirigenti, ma strati di elettorato deluso, stanco, che si è allontanato dal Pd e non ha trovato casa e che oggi ingrossa quella metà di italiani che non vota. Tra di loro soprattutto i giovani che sono i più sfiduciati e hanno un’idea tutta negativa della politica. Bisogna avere coraggio e fantasia nell’inventarsi nuove forme di organizzazione politica e non restare ancorati al passato. Bisogna lavorare sull’immagine mediatica, evitando cadute retrò e dando invece forza alla novità, alla curiosità di avventurarsi in mare aperto, alla freschezza di una sfida per il futuro. Occorre studiare e lavorare sulle idee, diventare il cuore di una nuova rifondazione progettuale della sinistra, coinvolgendo più pensieri possibili nella creazione di un network progressista. Guai a battere i vecchi sentieri, bisogna imboccare nuove strade anche se impervie.

4. E poi che succede? 

Succede che il Pd non deve essere il nemico, semmai un parente che si è perso per strada con il quale tenere un rapporto severo ma dialogante. L’unità deve restare l’obiettivo del Movimento. Bisogna essere costruttori di ponti e non edificatori di muri. Bisogna favorire la contaminazione delle idee e non chiudersi in una ridotta identitaria. Bisogna spingere il Pd a misurarsi con i propri problemi, a ripensarsi, sconfiggendo quel virus che l’ha infettato negli ultimi anni. Come ha detto Vasco Errani nel suo commovente discorso di commiato dal Pd: sono sicuro che non si tratta di un addio, ci ritroveremo in un progetto nuovo che non sarà il Pd o l’Ulivo ma avrà quella ispirazione. 

Le vicende dell’Europa e del mondo dimostrano che la sinistra ha bisogno di rigenerarsi. Il nuovo movimento può fare da detonatore e dare il suo piccolo grande contributo per questo obiettivo.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...