Se la sinistra alimenta la rendita di Grillo

​Quali altre prove deve dare ancora il Movimento Cinque Stelle per convincere gli italiani di essere un partito di incapaci, impreparati, imbroglioni, demagoghi con venature antidemocratiche e una propensione a essere telecomandati? Ne hanno fatte di tutti i colori, eppure il loro consenso resta elevatissimo, sfiora il 30% e in alcuni sondaggi insidia il Pd. 

Perché? Perché ai grillini alla fine sembra quasi si perdoni tutto? Basti guardare a quello che è successo e sta succedendo a Roma, dove un’improbabile sindaca “depensante” (secondo la definizione di Grillo riferita da Sgarbi) da quasi un anno si è occupata di beghe interne e di faide corporative, di sistemare gli amici e gli amici degli amici, ha cambiato assessori come fossero vestiti e non ha mosso un dito per governare la Capitale che resta una città completamente abbandonata. Eppure quale effetto ha avuto il caso Roma sui sondaggi del M5S? Diciamo pressoché nullo, a parte qualche decimale.

Il problema è capire perché questo accade e soprattutto che cosa serve per riuscire a intaccare il consenso grillino. Ora, è vero che Grillo è riuscito ad anticipare il sentimento populista e antipolitico che oggi è diffuso ovunque, dagli Usa all’Europa, e quindi detiene un valore aggiunto di credibilità. Ma la ragione della inossidabilità dei grillini sta altrove, in una sorta di rendita di posizione che viene alimentata continuamente dalla incapacità e fragilità politica degli altri protagonisti del sistema politico italiano. A cominciare dal Pd che avrebbe dovuto (e potuto) essere l’alternativa riformista al populismo straccione del M5S. E invece ci si è illusi in una fase, quella di Bersani, di poter scendere a patti con il Movimento e tentare di normalizzarlo facendolo entrare nel sistema tagliando le unghie alle sue asprezze populiste. Un tentativo che, nonostante le buone intenzioni dell’allora segretario del Pd, non aveva molte possibilità di riuscita. E infatti, come si sa, è naufragato in un triste incontro trasmesso in streaming. 

Nella fase successiva il Pd con Renzi si è illuso e si illude ancora oggi di contrastare la forza del M5S scendendo sul suo stesso terreno, quello del populismo e dell’antipolitica. Renzi le ha provate tutte per far credere agli italiani che il vero leader antisistema è lui, che fa la guerra al finanziamento pubblico e ai politici di professione, promette di tagliare le poltrone o le seggiole, resta fuori dal Palazzo e si ritaglia uno spazio non-politico contrapposto ai soliti politici che si perdono in chiacchiere e sono solo desiderosi di accaparrarsi un vitalizio, che nei fatti non esiste più ma che fa sempre scena evocare.

Ma se il terreno di scontro con Grillo è quello perimetrato da lui stesso la partita è persa. Perché se un elettore deve scegliere tra la copia e l’originale alla fine sceglie l’originale. E perché nel confronto antipolitico un partito di governo perde sempre contro un partito di opposizione, che spesso se ne frega delle compatibilità del sistema e può spararle grosse senza pensarci più di tanto.

La questione, insomma, è la credibilità della politica. E in particolare la credibilità di una sinistra riformista che sia capace di parlare al popolo e quindi sia popolare, che sappia dare risposte forti alla domanda di giustizia sociale, di onestà e di correttezza nei comportamenti, che non resti chiusa nelle stanze a elaborare strategie (spesso molto personali) ma si misuri con le periferie, non solo geografiche, del Paese e con le loro sofferenze. Una sinistra che non si costruisca un mondo immaginario in cui cullarsi ma abbia consapevolezza della realtà e che non pensi tutto in funzione di vittorie e rivincite personali ma nell’interesse vero del Paese e soprattutto della parte più debole.

 Se si costruisce una sinistra così, che oggi purtroppo non c’è e sulla quale bisognerebbe aprire un vero grande confronto di idee, che faccia della lotta alla disuguaglianza il cuore del suo programma e che si presenti con la faccia della serietà, della coerenza e anche della necessaria umiltà, in una parola che sia profondamente credibile, forse quella rendita del M5S può essere intaccata. Altrimenti prepariamoci al peggio. E visto quel che accade a Roma non c’è da stare tranquilli per il futuro del Paese.

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