Con il meno peggio non si cambia una Costituzione

​Leggo in queste ore convulse pre-referendum diversi commenti di esponenti del sì che sono sinceramente insostenibili nella loro fragilità. È davvero incredibile dovere leggere ragionamenti che, con qualche piccola variazione di toni, suonano così: forse è vero che la riforma si poteva fare meglio in alcune sue parti, forse è  vero anche che si poteva evitare uno scontro così feroce, però bisogna votare sì perché comunque la riforma è un passo avanti e noi dobbiamo andare avanti, poi vedremo se serviranno correttivi ma non possiamo far vincere i populisti, le destre e via dicendo.

Abbiate pazienza, ma io non ci sto. Non si può votare sulla Costituzione con la logica del meno peggio, del passo avanti che poi magari strada facendo si corregge e nemmeno, con tutto il grandissimo rispetto che ho sempre avuto nei confronti di Romano Prodi anche e soprattutto quando ci fu la famosa carica dei 101 che oggi molti fanno finta di dimenticare, con il proverbio contadino che è meglio succhiare un osso che un bastone. 

A me hanno spiegato che la Costituzione è una cosa seria, una cosa delicata, una bibbia laica da rispettare e da maneggiare con cura. E mi hanno anche spiegato che quando si decide di cambiarla – perché nessuna Costituzione è intoccabile nemmeno la nostra – si fa con il massimo impegno e il massimo equilibrio. Soprattutto si fa con saggezza, non pensando da subito che nella modifica qualche pezzo è fuori posto, ma che volete che sia, avanti avanti avanti che è  vietato fermarsi perché il mondo corre e noi non possiamo non correre con lui…

E allora, siccome resto convinto che questa riforma sia confusa e sbagliata nel merito (vedere i miei post precedenti e in particolare la mia lettera al direttore dell’Unità Sergio Staino che è qui https://unitagiubberosse.wordpress.com/2016/11/10/caro-staino-perche-difendo-il-mio-voto-libero/ ), siccome ritengo che vada giudicata nel concreto e non in base a convenienze governative o politiche e oltretutto considero ricattatoria la strategia della paura messa in atto in queste settimane (crollano le banche, vola lo spread, ci declassano, fuggiranno gli investitori e altri cataclismi del genere minacciati in caso di vittoria del No) e siccome, infine, ritengo di essere un cittadino consapevole e rispettoso della democrazia e delle istituzioni, confermo a 48 ore dal voto il mio responsabile e motivato No, grazie.

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