Il disco rotto dei nostri leader

In questi giorni, ascoltando i vari leader di partito parlare di referendum e dintorni nella giostra dei talk show, mi è  venuto un attacco di nostalgia per “quei tempi là”. Lo so che non è  di moda, lo so che lo storytelling in voga prevede la rottamazione del passato, lo so che oggi bisogna correre e tweettare, tweettare e correre senza mai guardarsi indietro. Però sentire uno dire in continuazione “con il sí avanti con le riforme” e un altro ripetere che c’è un “attentato alla democrazia” e un altro che “noi tagliamo le poltrone” e un altro ancora che “voi togliete diritti agli elettori”,  e poi ciascuno di loro ripetere gli stessi slogan e gli stessi aneddoti e poi ancora tutti quelli dei cerchi magici di ogni leader ripetere le stesse battute senza nemmeno lo sforzo di fantasia di cambiare una parola o almeno una virgola, beh dopo tutto questo mi è  venuta appunto una botta di nostalgia di quando il leader parlava poco e diceva molto. Mi è venuta la nostalgia, per fare un esempio, di Enrico Berlinguer che nei dodici anni in cui è stato segretario avrà rilasciato una decina di interviste e noi oggi ce le ricordiamo una per una. Ma sì i tempi cambiano e oggi sono così velox che non puoi restare fermo nemmeno una mezz’oretta. Ma se ai tempi velox si unisce un pensiero repeat e se ciò produce una epidemia di pappagallite, consentitemela un pò di nostalgia.

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