Noi e quel pezzo di marmo

Che volete che sia oggi la chiusura di una storica sezione comunista, poi passata al Pds, ai Ds, al Pd? Che volete che sia oggi lasciare che sfrattino un pezzo della tua storia dentro la quale sono passati i partigiani e la Resistenza, un grande partito, centinaia di dirigenti, migliaia di militanti, per centocinquantamila miseri euro? E che volete che sia oggi se una storica targa di marmo con incisi la falce e il martello e il nome del partigiano Guido Rattoppatore, ucciso dai nazisti dopo essere stato rinchiuso in via Tasso, venga smurata nottetempo all’ingresso di quella sezione non si sa da chi, non si sa perché?

La vicenda della sezione “Regola Campitelli” di via dei Giubbonari a Roma è emblematica dei vuoti tempi che viviamo. È il brutto segno di un partito – e di una comunità –  che non ha rispetto della propria storia, che dimentica da dove viene, che sopporta anche la rottamazione di grandi simboli un tempo giustamente intoccabili quasi senza battere ciglio in una sorta di tabula rasa che non salva più nulla.

Come ha scritto Emanuele Macaluso, è un episodio che fa tristezza. Diciamo pure che, più che tristezza, fa rabbia. Perché chi cancella il proprio passato non saprà mai, ma proprio mai, costruire il futuro. Chi taglia le radici non sarà mai in grado di far crescere una pianta sana e robusta. Scrive Antonio Gramsci nei Quaderni del carcere: ”Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza”. Credo non ci sia altro da aggiungere.

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Un pensiero su “Noi e quel pezzo di marmo

  1. Compagni la Storia non si cambia ma non scambiamola con dei simboli seppure importanti o peggio ancora dare la colpa a terze persone o entità ci sono tanti modi per continuare e perpetuare la Storia nel periodo in cui si vive
    Rispetto per il passato avanti nel Presente

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