Voto Usa, un primo messaggio alla sinistra

C’è tempo per capire tutte le ragioni della sconfitta di Hillary Clinton e della incredibile vittoria di Donald Trump, ma una prima riflessione a caldo forse si può fare.  Perde una sinistra legata al potere e ai poteri, preoccupata di avere il sostegno dell’estabilishment in tutte le sue declinazioni (economico e finanziario, prima di tutto) e poco interessata a immergersi nel gorgo delle vite quotidiane delle persone. Una sinistra attratta dal centro e lontana dalle periferie, affascinata da una narrazione che non è reale ma virtuale, incapace di capire quello che si agita nel corpo della società. 

E al contrario vince una destra populista che non piace agli estabilishment ma che parla alla pancia dell’elettorato e che comunque è  capace di capire il sentimento popolare, le rabbie e le frustrazioni provocate dalla crisi e che, in assenza di un nuovo pensiero progressista, si affida al razzismo, all’odio sociale, alla paura promettendo un bel mondo chiuso dentro nuovi confini. 

È un bel rebus per la sinistra. La soluzione è  difficile ma non impossibile. L’importante è  capire quale è la strada sbagliata per riuscire a trovare quella giusta che comincia ai confini del mondo e non al centro del potere.

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2 pensieri su “Voto Usa, un primo messaggio alla sinistra

  1. Le riforme di uno Statista che introduce soluzioni innovative a favore dei cittadini ma che non intervengono a modificarne la cultura nel senso di sviluppare negli stessi lo spirito del bene comune e in modo conseguenziale di società solidale, non si concretizzano nella costruzione di consenso politico. Questo come rivela l’ultimo episodio può provocare l’improvviso ribaltamento della classe al potere con nuovi governanti che vincono promettendo e ripromettendosi la restaurazione del vecchio. Lo stesso difetto è esistita in tutti i tentativi, andati male fino ad oggi e nell’ultimo tentativo di riforma della costituzione che vorrebbe attuare l’attuale capo del governo.
    Perché tutte le precedenti come l’attuale non prendono in considerazione una modalità nuova di collegare il potere politico dei partiti a quello dei cittadini?
    Perché il Capo dello Stato rimane una figura tanto lontana dai cittadini incapace di rappresentarne le istanze e fornirgli un supporto di potere che evidentemente gli manca?
    Perché non si riesce a sostituire il potere finanziario (tanto bene evidenziato da quella frase dal cor sfuggita: Abbiamo una banca!!!!!) con il potere dei cittadini?
    Mi piacerebbe avere risposte da Benigni e da Recalcati

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  2. Fra il dire e il fare ci sono le folle. Queste sono casse di risonanza che danno la possibilità a chi suona gli strumenti adatti di convogliare energie enormi estremamente difficili da governare. La difficoltà di gestire queste enormi energie è dovuta alle differenze di qualità e potenziale energetico dei componenti il meccanismo. È interessante capire come avviene l’esplosione del processo di risonanza: la folla è costituita da individui dotati ciascuno di una propria capacità ad essere sensibilizzato e a sensibilizzare il prossimo. Fra gli individui di una folla ne possono esistere alcuni in condizione, per situazioni particolari, di auto sensibilizzarsi e questi diventano centri attivi di propagazione. Ma questi centri attivi possono entrare in risonanza solo se vibrano all’unisono con chi gli sta vicino. Abbiamo la dimostrazione che chi la spara più grossa vince le elezioni e può governare fino alle elezioni successiva. Se questo criterio non produce buona società dobbiamo correggere questo sistema. Come si fa? È meglio pensarci bene. È questo il problema che rimane irrisolto chiunque vinca il referendum. Intanto meglio il NO.

    Ho paura che non possano essere i grafici e le tabelle a far vincere un confronto in televisione, intendendo che vince chi raccoglie più consenso. Secondo me il fronte del No non si deve lasciar coinvolgere in questioni particolari in cui chi è schierato per il Si riesce facilmente a far passare gli avversari per persone che non hanno interesse a migliorare la Società. Il fronte del No vincerà facilmente se esprimerà pensieri positivi.
    Il legislatore ha l’incarico importante di modificare le leggi per renderle, sempre più, strumenti efficaci per rendere la società meglio vivibile.
    Premesso che il legislatore non deve mai dimenticare che una comunità di umani si trasforma in società quando gli stessi stringono un patto di solidarietà ed è in concomitanza con tale evento, che gli uomini e le donne si caratterizzano in cittadini e cittadine. Fare bene questo lavoro significa essere capaci di:
    1) Riuscire a rilevare le inadempienze della legge nei riguardi della società.
    2) Escogitare opportune modifiche per eliminare gli inconvenienti che derivano dalle inadempienze.
    Tutti i politici che fino ad oggi hanno pensato di cambiare la Costituzione Italiana non mi sembra si siano attenuti ad un procedimento come quello espresso in precedenza e secondo me è proprio da questo che consegue l’incapacità a fare riforme costruttive di buona società.
    Le inadempienze del sistema vigente sono sotto gli occhi di tutti e si possono riassumere in gran parte nel non aver dato seguito reale ai diritti proclamati dalla stessa Costituzione. Un modo efficace dei politici per lavarsene bellamente le mani è di dichiarare che questo dipende dai cittadini che non avrebbero la cultura del bene comune. Ma, individuata la carenza di cultura del bene comune come causa del male è proprio la crescita di questa l’obiettivo principale che si dovrebbero porre i politici. Questi invece, soggiogati dai facili criteri valutativi espressi in termini esclusivamente monetari, hanno sviluppato la gerarchia conseguente dei propri cittadini. Teniamo presente che la società vive naturalmente una propria inerzia culturale che resiste ai tentativi di trasformazione. Fare leggi che inducano la crescita culturale, insita nell’obiettivo principale prima espresso, non è cosa semplice.
    Varrà un esempio: il legislatore, sospinto da necessità reali, esprime una legge per sostenere economicamente le famiglie in stato di necessità. È probabile che sul piano culturale il provvedimento si traduca soltanto nella rincorsa dei cittadini a rientrare nei benefici economici. Il legislatore più attento dovrebbe tener in massima considerazione il fatto che la famiglia è un’agenzia primaria di scambio culturale fra i suoi componenti e la società che è formata dai componenti di altre famiglie. Ogni famiglia dovrebbe essere sospinta a non vedere le altre come propria concorrente ma, piuttosto come alleata nella cooperazione a stare insieme meglio. Fino ad oggi ho visto sempre trascurato da tutti questo aspetto. Per come la società si è sviluppata nel tempo, la questione economica è fondamentale ma si deve cercare di elargire il denaro non come facile carità al singolo ma sempre più rivolgendolo alla soluzione di problemi comuni e investendo di responsabilità accomunante proprio tutti quelli che nel problema sono coinvolti. Potrei entrare nel merito e proporre una soluzione, ma non voglio allontanarmi troppo dal problema generale. Spero che l’esempio sia esauriente per comprendere un nuova modalità di approccio suggerita al legislatore.
    Passando alle riforme costituzionali ho l’impressione che mai si siano proposte di perseguire l’obiettivo generale prima considerato. I fautori del SI hanno buon gioco a dire: “Stiamo facendo quanto Voi volevate fare ma non siete stati capaci di fare.” Secondo me i fautori del NO più convincenti sono proprio le persone poco coinvolte politicamente che meglio esprimono il disagio dei diritti proclamati e mai mantenuti e possono tranquillamente accusare tutti i politici per essere causa del tradimento perpetrato del patto non mantenuto di una società solidale.
    Al cittadino si può chiedere: “Appartieni ad un potere dello Stato che può influire sulle decisioni dello Stato?” Chi può rispondere affermativamente? Certamente non possono rispondere SI i cittadini che sono chiamati a votare a distanza di tempo e successivamente vivono estraniati nel proprio tran tran quotidiano fino alle successive elezioni; potrebbero invece rispondere SI i cittadini coinvolti nella politica con qualche potere, quelli in posizione chiave, come i giornalisti per influire sull’opinione pubblica, e più di tutti i detentori di potere finanziario che dettano ai governanti le regole di comportamento che più li soddisfano. A chi risponde NO alla domanda precedente si può fare l’ulteriore domanda: “Ti sembra che la riforma costituzionale se venisse applicata ti darebbe maggior potere di influire sulle decisioni dei governanti?”. Al NO che chiaramente si otterrebbe, dovrebbe seguire una proposta costruttiva proprio per cercare di adempiere al dettato “IL POTERE AL POPOLO”. L’attuale riforma si propone un obiettivo diverso : Fare crescere il PIL.

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