L’Italicum e la favola del legislatore velox

Si dice che la democrazia deve essere decidente, che le istituzioni devono essere rapide ed efficienti, che occorre eliminare tutti gli ostacoli che frenano l’azione legislativa e di governo. Per questo, si dice ancora, bisogna dire sì a una riforma costituzionale che elimina il bicameralismo paritario e quindi i tempi lunghi di approvazione delle leggi, rende tutto più efficiente e le leggi saranno approvate di corsa per il bene supremo del Paese.

Bene, ma qualcuno sa spiegarmi perché abbiamo perso mesi e mesi a discutere di una legge elettorale chiamata Italicum, abbiamo assistito a scontri durissimi nelle aule parlamentari con giorni e giorni e giorni di sedute fiume, è stato imposto il voto di fiducia contro quelli che dicevano “attenti non va bene” e oggi ci accorgiamo che dobbiamo ricominciare daccapo? C’entra qualcosa il bicameralismo paritario (che, sia chiaro, va eliminato ma sul serio) oppure c’entra una politica incapace di confronto analisi equilibrio e ricerca della soluzione migliore? E dunque: non sarà che i nostri guai dipendono soprattutto da una politica che non fare la politica piuttosto che dalle regole di funzionamento delle istituzioni? E se si cambiano le regole ma non si cambia la politica che cambiamento è?

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Un pensiero su “L’Italicum e la favola del legislatore velox

  1. Provo a spiegare perché abbiamo perso mesi e mesi a discutere e ora ci accorgiamo di dover ricominciare daccapo.

    Dunque, c’è un presidente del Consiglio che ha premura di dimostrare di essere diverso da chi c’era prima.
    E come lo dimostra?
    Cavalcando la vulgata del “non fanno niente” e aggiungendoci “questi però qualcosa fanno”.
    Ora, poiché di riforme pensionistiche ne sono state fatte a bizzeffe dal 1992 ad oggi, di riforme del mercato del lavoro pure – e comunque ci sarà sempre qualche scontento e i risultati chissà se e quando si vedranno –, mentre per i diritti civili il percorso è lungo, impervio e non porta grandi consensi elettorali, il presidente del Consiglio di cui sopra e il suo nutrito staff di seguaci di “House of Cards” decidono di mettere in cantiere delle riforme istituzionali. Sono popolari, fanno effetto anche all’estero, danno l’idea di superare quel “non fanno niente” di cui si diceva all’inizio. Non importa se quel che vien fuori è un troiaio, perché la diretta conseguenza della vulgata cui sopra è “meglio che niente”.

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