La politica? Non è un Frankenstein

Sono bastati poco più di due mesi per dimostrare che l’astro non era nascente. Per confermare a chi lo sospettava da tempo che dietro la furia rivoluzionaria, il vaffa day e il grido onestà-onestà, c’era ben poco di quel movimento nuovo, dirompente, portatore di un altro modo di fare politica che ci avevano raccontato. Era solo predicazione. Vuota predicazione. Alla prova dei fatti il giocattolo, o meglio il giocattolo che raccontavano quelli del M5S, si è rotto.

E la prova dei fatti è stata Roma, mica roba da poco. Era la prova generale di governo: o la va o la spacca. Non è andata perché una classe politica non si inventa dalla sera alla mattina mettendo gli annunci sul web, perché un pensiero politico non si inventa con i vaffa o con le grida nelle aule parlamentari senza che ci sia qualcos’altro, perché un partito per esistere ha bisogno di rappresentare dei bisogni e quei bisogni non possono ridursi solo a un indistinto andate-tutti-a-quel-paese-ora-ci-pensiamo-noi. Alla fine ti giri e scopri che dietro di te c’è di tutto. Quelli incazzati, certo, ma soprattutto quelli iperincazzati per interesse: pezzi di destra in cerca di rivincita, gli amici di Alemanno che hanno distrutto Roma, quelli di Previti che hanno inguaiato l’Italia e il giro dei poteri sempre forti anche quando sembrano deboli e tutti quelli che con i poteri sempre forti ci sono andati a braccetto e ci hanno fatto i soldi. E’ questo il nuovo? Sta qui la rinascita dell’Italia?

Assolutamente no. Per questo hanno fallito, comunque vada a finire la triste battaglia romana: perché hanno promesso la nuova politica e si sono ritrovati avvinghiati nella vecchia, nei suoi riti e nelle sue brutte storie.

Ma la vicenda del M5S suggerisce, a chi crede ancora nella politica, due ragionamenti che possono offrire qualche suggerimento.

Il primo è che la politica ha bisogno di riprendersi il suo spazio vero, vitale, dentro la vita e le storie delle persone e non stare nel chiuso delle stanze del Palazzo in un giro di incredibili giochetti di potere. Per farlo deve seguire un’altra strada rispetto a quella propugnata da Grillo: deve riannodare i fili, riprendere le storie, costruire un ponte tra presente, passato e futuro, indicare un percorso, unire le forze, premiare il merito, la preparazione e non la fedeltà al capo, non aver paura del conflitto e dello scontro di idee perché è dal conflitto e dallo scontro di idee che nascono partiti forti, radicati, e non ramoscelli in balia del primo vento o del primo capo che urla più forte o di chi è bravo a giocare con i clic sul Sacro Blog. La politica non è ingegneria, è vita. La politica non è inventarsi qualche Frankenstein. Per questo negli ultimi anni sono nati e morti tanti piccoli partiti: perché erano un prodotto ingegneristico, piccoli Frankenstein di laboratorio che si sono afflosciati al primo contatto con la vita vera.

Il secondo di conseguenza riguarda la sinistra. Non esiste una sinistra di laboratorio, non c’è alcuna soluzione ingegneristica. La sinistra nei suoi momenti migliori non ha fatto alcun esperimento di laboratorio: è stata sinistra di popolo, sostenitrice di un riformismo di popolo nato e cresciuto nel vivo del confronto e nelle battaglie popolari e democratiche legate ai bisogni. Si è detto: il compito della sinistra non è fare meglio quello che fa la destra. Giusto. Ma la sinistra non può nemmeno scimmiottare ciò che stanno facendo quelli del vaffa day, rincorrendo gli umori populisti e antipolitici e facendo credere che sia tutto un problema di  far fuori quelli che c’erano prima (tutti, senza distinzioni: chi ha governato e chi stava all’opposizione). Che sia tutto un problema di riduzione dei costi e che basta tagliare qualche poltrona e qualche incarico, et voilà, arriva il sol dell’avvenire che si identifica con i pochi che decidono e scelgono a dispetto dei tanti che se ne stanno a casa e nemmeno vanno più a votare.

Attenti, è una strada perdente. Può dare qualche illusione, ma sono false. Sono un abbaglio. Bisogna sapere che dentro quello stagno la sinistra muore e non basterà nessun papa straniero a salvarla. Nemmeno se viene dalla fine del mondo…

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