Costituzione, certi fragili argomenti

Ci sono certi argomenti usati a favore del sì al referendum costituzionale che mi paiono di una fragilità insostenibile. Sono argomenti boomerang che non credo aiutino a convincere gli elettori della bontà, dell’equilibrio e della funzionalità della riforma Boschi.

C’è infatti chi dice (vedi Massimo Cacciari) che in fondo questa riforma è una mezza schifezza. Lui dice maldestra, modesta e balzana che è lo stesso. Però bisogna votare sì perché quarant’anni di fallimenti, perché la sinistra ha perso tempo, perché se vince il no sai che casino che succede, perché meglio il male minore ecc ecc.

C’è chi dice (vedi Michele Serra, commentando Cacciari) che non abbiamo, noi di sinistra, la faccia per dire no perché negli ultimi quarant’anni non abbiamo combinato nulla e abbiamo lasciato un deserto. E quindi la “sola idea che qualcosa accada è più convincente dell’idea che quella cosa possa essere sbagliata”.

C’è chi dice (vedi i renziani della prima della seconda e della terza ora) che chi dice no difende la casta e i privilegi. Come, si tagliano 315 stipendi, e voi state lì a fare le bucce alla riforma costituzionale?

Sinceramente sono tre argomenti di una pochezza infinita. Stiamo parlando di Costituzione e non della riforma del regolamento dei condomini e se si ritiene che quella riforma sia maldestra, modesta e balzana perché dovremmo approvare un simile obbrobrio? Solo per fare qualcosa? Solo per non stare fermi? Solo per far vedere che siamo bravi a cambiare tanto per cambiare come pare sostenere persino Michele Serra? Mi pare un po’ poco per modificare la Costituzione.

E poi, scusate, anche questa storia che negli ultimi quarant’anni la sinistra è stata lì a girarsi i pollici e a non fare nulla ha davvero stancato. In questi quarant’anni c’è stato, tanto per fare qualche esempio, lo Statuto dei lavoratori, l’estensione dei diritti dei lavoratori, la dura battaglia contro il terrorismo che la democrazia voleva soffocarla, il contrasto a una certa politica da Milano da bere, la nascita dell’Ulivo che non è stato proprio una schifezza e molte cose le ha fatte eccome. Finiamola con questa storia che siamo all’anno zero, è una fesseria.

Infine chi dice che chi vota no difende la casta e i privilegi (e lo dice facendo parte di quella casta e avendo quei privilegi) usa, per quanto mi riguarda, un tema fuori centro. La democrazia non si valuta per quanto spende ma per come spende e per quanto produce. Altrimenti aboliamo Camera Senato Comuni e Regioni e sai quanto risparmieremmo. E poi, signori, tutti questi risparmi con un Senato ancora in piedi non è che si vedano tanto. Guardate che cosa è successo con le Province la cui abolizione ha prodotto un risparmio irrisorio e ha lasciato interi territori abbandonati a se stessi. Insomma, l’argomento dei risparmi lo ritengo personalmente un non argomento perché è debole e anche un po’ farlocco.

Per convincere, voi sostenitori di questa riforma, dovete spiegare perché il Senato non è stato abolito completamente (come proponevano Berlinguer e il Pci tanto citati a sproposito) e perché è stato inventato un Senaticchio i cui senatori non si sa come saranno eletti (o prescelti dal Capo di turno) e che, in caso di differenti maggioranze tra Camera e Senato (cosa molto probabile) potrebbe essere un freno all’attività legislativa più di quanto non lo sia oggi. Basta leggersi i nuovi articoli 70 e 71 della Costituzione riformata per capirlo.

Infine, a latere ma strettamente collegato, dovete anche spiegare perché la legge elettorale Italicum è intoccabile visto che molti (sia del no ma anche del sì, vedi sempre Cacciari) ritengono che non funzioni, alteri gli equilibri istituzionali e rischi di consegnare tutto il potere a un solo partito e quindi a un solo uomo. Un monocameralismo zoppicante con una legge elettorale ultramaggioritaria sono un combinato che non garantisce quel gioco di pesi e contrappesi che qualsiasi Costituzione democratica richiede.

Sono problemi seri. Lasciamo stare i golpe o il fascismo e lasciamo stare anche i gufi e i conservatori impenitenti che frenano le magnifiche sorti e progressive, e ragioniamo sul serio. Non si cambia una Costituzione a colpi di slogan e dividendo a metà il Paese. L’altra volta, settant’anni fa, i nostri antenati non fecero così. Ci sarà stato un motivo visto quel che sono riusciti a fare dopo il periodo buio del fascismo?

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Un pensiero su “Costituzione, certi fragili argomenti

  1. tutto molto condivisibile.
    aggiungo che io mi sono rotto le scatole di riforme tanto per fare, magari sull’onda della moda del momento. nel 2001 eravamo tutti federalisti e allora vai con la riforma del titolo V in senso federalista. poi abbiamo scoperto che, sì, insomma, però cavolo quanti sprechi in periferia. e allora vai con l’attacco alle province (salvo lamentarsi dopo, alla prima esondazione di torrente appenninico) e vai con la riforma del titolo V in senso centralista.
    mi sono rotto le scatole di riforme fatte così, tanto poi aggiusteremo, però intanto facciamole ché se perdiamo anche questo treno chissà poi quando ripassa. io non chiedo la riforma perfetta, chiedo solamente di non fare dei troiai.
    renzi ci aveva promesso miracoli, invece anche molti sostenitori della riforma costituzionale dicono che è un troiaio, ma sempre meglio che niente… è questo il miracolo? è questo il cambio verso? per certe cose, bastava un d’alema qualsiasi, non occorrevano renzi e il giglio magico

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