Perché voto e voto sì

Domani, come faccio regolarmente dal 1975 (cioè dalla prima volta che ho votato alle regionali) andrò alle urne. Cerco di spiegare, in modo forse disordinato, perché voto e perché voto sì al referendum.

  1. Voto perché non mi è mai piaciuta l’astensione, anzi la considero uno dei mali della nostra epoca da combattere riconsegnando alla politica e alla partecipazione il suo ruolo fondamentale.
  2. Voto perché il partito al quale mi sono iscritto nel 1976 (cioè il Pci di Enrico Berlinguer) mi ha insegnato che il voto è un diritto conquistato con il sacrificio di molti che combatterono il fascismo ed è un diritto importante, delicato e irrinunciabile.
  3. Voto perché il voto è anche un dovere civico: partecipare alla vita democratica è l’impegno principale dei membri di una comunità.
  4. Voto perché, anche se considero legittima (ancorché sbagliata per i motivi di cui sopra) la scelta di astenersi da parte di un elettore, ritengo invece inaccettabile che le alte cariche di uno Stato facciano appello a disertare le urne.
  5. Voto sì al referendum perché, come ha spiegato bene Fabrizio Barca, seguo la linea scelta da questo governo che infatti ha stabilito che nessuna nuova concessione sarà concessa per l’estrazione di petrolio e gas nei nostri mari.
  6. Voto sì perché se nessuna nuova concessione sarà più approvata perché rendere eterne quelle ancora in essere?
  7. Voto sì perché credo che un’altra politica energetica è possibile, quella di cui in tanti anche in questo governo parlano quando parlano di programmi e di futuro.
  8. Voto sì perché ho a cuore il destino dei lavoratori interessati (siano 3 mila, 11 mila o 30 mila, non è dato ancora sapere) ma ritengo che un governo serio può essere in grado di gestire un problema di queste dimensioni lungo un arco di più di venti anni.
  9. Voto sì perché so che le energie alternative, oltre a rendere pulito il nostro mondo, possono creare molti più posti di lavoro di quanti ne garantisca l’energia sporca.
  10. Voto sì perché il governo avrebbe potuto, con un po’ di buona volontà e un pizzico di fantasia, trovare una soluzione in linea con il blocco delle future concessioni per evitare il referendum ma non l’ha fatto.
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