I renziani e il giudizio double-face su Letta

Va bene che la coerenza oggi è una virtù rara, ma il giudizio double-face espresso su Enrico Letta nel giro di un mesetto è sinceramente singolare e sintomatico di un modo di intendere le leadership. Come sapete ieri l’ex premier ha dichiarato che al referendum sulle modifiche della Costituzione voterà sì. Una presa di posizione ovviamente gradita a Renzi e al suo entourage che si preparano alla sfida referendaria di ottobre con grande combattività. Gradita a tal punto che oggi sul sito on line dell’Unità Mario Lavia la considera una svolta da meritare uno “chapeau” perché è una “alta lezione politica e di stile” e dimostra che Letta “ha ragionato come deve ragionare un leader politico”, cioè “fuori dai pregiudizi e dai rancori personali” mica come fanno quelli della minoranza del Pd che non dimostrano “analoga autonomia di pensiero e linearità di condotta” e fanno prevalere “voglia di rivincita e cieca opposizione” e uno “spirito distruttivo”. Insomma, viva viva Enrico Letta che è, lui sì, un vero leader politico.

Direte: che c’è di strano? Di strano c’è che solo un mese fa lo stesso Enrico Letta veniva trattato in ben altro modo sia dai leader del Pd, sia dai notisti politici vicini a Renzi, sia dal sito dell’Unità. In quell’occasione però l’ex premier non aveva elogiato il governo, ma anzi, in una intervista al Corriere, aveva criticato aspramente Renzi parlando di un Pd che “rischia una crisi insanabile” e avvertendo che chi guida il partito e il governo deve assumersi “l’onere della inclusione e non l’onere del cacciare un pezzo di Pd”. Aggiunse, sempre rivolto al premier, che l’economia europea e italiana sono in frenata e che “serve una operazione verità” perché le “difficoltà vanno spiegate, non coperte”.

Allora, apriti cielo. Serracchiani rispose stizzita che “nessuno caccia nessuno”. La ministra Boschi disse con una punta di veleno che quando il governo Renzi è entrato in carica “il Pil con il governo Letta segnava -1,9%, abbiamo chiuso il 2015 con un +0,8%”. Il Corriere descrisse in un articolo bene informato “il fastidio dei renziani per Letta” considerandolo parte integrante della pattuglia gufesca che tramava contro il leader. E il sito dell’Unità ci spiegò che “Letta torna a battere un colpo da papa straniero della minoranza” chiedendosi però se “basta un papa straniero a risollevare le sorti della minoranza Pd”. Insomma, allora Letta, in ragione delle sue critiche a Renzi, veniva indicato come un oppositore, il leader della minoranza e uno che dava un sacco di fastidio ai renziani.

Considerazione finale per i renziani di qualunque ora: non sarà che definire un leader “vero leader politico” solo quando fa piacere a Renzi dimostri, questa sì, una mancanza di autonomia di pensiero e linearità di condotta?

 

 

 

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