Regolamentare la pubblicazione delle intercettazioni non è un delitto

La sola ipotesi che il governo possa accelerare sulla legge delega che regolamenta le intercettazioni ha scatenato reazioni allarmistiche da parte di chi pensa che sia tutto lecito e possibile anche a costo di calpestare la dignità personale.
Credo che invece una buona ed equilibrata legge, frutto di un confronto serio con magistrati, avvocati e giornalisti, sia preferibile alla giungla attuale. Perché se è rilevante da un punto di vista giudiziario e informativo conoscere le frasi che l’ex ministra Guidi dice al suo compagno a proposito dell’emendamento su Tempa rossa, non lo è affatto sapere che la medesima ministra accusi il suo compagno di trattarla come una sguattera del Guatemala. In questi anni ne abbiamo lette (e pubblicate, noi giornalisti) di tutti i colori tra insulti privati alle persone, frasi a sfondo sessuale, apprezzamenti intimi e via dicendo. È ora di fermare questo inutile mercato degli affari privati.
Personalmente non sopporterei che, se dovessi per caso capitare in una intercettazione, venissero spiattellate le mie frasi private e personali che non sono rilevanti ai fini dell’indagini. Lo considererei un abuso inaccettabile che lede la mia privacy e la mia libertà. Così penso le considererebbe chiunque di voi sta leggendo questo post.
Non date retta a chi, con l’argomento del bavaglio, vuole che tutto resti come è ora. L’indagine non ne risentirebbe minimamente e nemmeno la libertà di informazione. Basta leggersi l’articolo di Mensurati e Milella oggi su Repubblica per scoprire che se venisse approvata la legge non avremmo letto solo le frasi sulla sguattera e forse quelle su De Vincenti definito un “pezzo di merda”. Tutto il resto, che è la parte rilevante, sì. L’unico appunto che mi sento di fare al governo riguarda i tempi: certe leggi, possibilmente discusse in Parlamento e non frutto di una generica delega, sarebbe meglio farle quando non c’è la tempesta giudiziaria in corso. Sia per riflettere con maggiore serenità sulle norme, sia per evitare il sospetto che si voglia frenare un’inchiesta che tocca direttamente l’esecutivo.

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