La parabola dell’uomo che da solo voleva combattere tutti

Quando eravamo ragazzi i tanto bistrattati comunisti ci spiegavano il valore supremo della cosiddetta politica delle alleanze. Attenti, dicevano, ogni battaglia per essere vincente, ha bisogno di solidi alleati (sociali e politici) che consentano di mettere in difficoltà l’avversario, di isolarlo e di batterlo. L’ossessione del Pci (ma anche della Dc a dir la verità) per le battaglie unitarie e per la costruzione di alleanze politiche nasce da questa ovvia considerazione. Ora, è vero che con il passaggio da un sistema politico multipolare a uno bipolare (anche se oggi in Italia il sistema appare piuttosto tripolare) le cose sono cambiate, ma la necessità di “alleanze per” resta in fondo ancora centrale per ogni forza politica.
L’anomalia di Renzi risiede in questo ostinato rifiuto di cercare alleati, di costruire una articolata rete unitaria dentro la quale, ciascuno con la propria identità e la propria autonomia, partecipi a una battaglia comune. Il renzismo è piuttosto l’esasperazione degli opposti: amico-nemico, fedele-infedele, buoni-cattivi. Uno spartiacque che separa e crea conflitto e produce una pericolosa cristallizzazione del sistema che sfocia ormai troppo spesso nell’uno contro tutti. O con me o contro di me, tertium non datur.
Questa strategia, come è evidente in questi giorni, sta provocando contraccolpi seri sull’immagine del premier e del governo e ha effetti sul tessuto sociale del Paese sempre più sottoposto a profonde lacerazioni. Credo che alla lunga tutto ciò logorerà Renzi che sarà sempre più costretto ad arroccarsi e a difendersi, a crearsi nuovi nemici interni ed esterni, a combattere da solo a destra e a manca con il rischio già reale di commettere troppi errori nella furia della battaglia solitaria.
Mi viene in mente un direttore che tanti ma tanti anni fa arrivò all’Unità con il proposito di “civilizzare” i giornalisti del quotidiano fondato da Gramsci. Lo diceva apertamente e in breve tempo usò anche lui la tattica del o con me o contro di me. I toni da sfida e spesso sprezzanti spinsero quasi tutta la redazione dalla parte opposta, diciamo in quello che oggi viene definito il mondo dei gufi. Non pago di ciò a un certo punto quel direttore decise che anche l’amministrazione del giornale era un nemico perché non lo sosteneva abbastanza mentre le copie precipitavano drammaticamente. La storia finì che dopo nemmeno sette mesi, isolato nella redazione e nella amministrazione e poco amato dai lettori, fu costretto ad andare via. A chi prima che la situazione precipitasse gli fece notare che senza alleanze non si vincono le battaglie e che fare la guerra alla redazione e all’editore contemporaneamente sarebbe stato per lui un disastro, rispose con aria di sufficienza scrollando le spalle. Poi, per essere onesti, riconobbe il grande errore ma quando ormai le sue valigie erano pronte e altre valigie stavano arrivando.
Ecco, se un consiglio non richiesto daremmo a Renzi se solo lo accettasse è proprio questo: mai scrollare le spalle con aria di sufficienza.

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