Roma, ma che campagna elettorale è quella di Giachetti?

Quando eravamo più giovani e avevamo dieci-quindici anni di meno sulle spalle, molti arguti esponenti dei Ds e della Margherita ci spiegavano, a noi dell’Unità ai tempi della direzione di Furio Colombo, che inseguendo l’antiberlusconismo si sarebbe andati dritti alla disfatta. Non si deve essere contro, spiegavano con aspri toni, ma per. Mi è tornato in mente questo lontano episodio osservando la finora inconsistente campagna elettorale di Giachetti a Roma. Perché penso che l’antiberlusconismo di tanti anni fa avesse un senso perché Berlusconi si stava mangiando l’Italia e come abbiamo visto ne ha combinati di guai (e forse dalle parti di Palazzo Chigi ogni tanto, tra un attacco ai governi dell’Ulivo e l’altro, si potrebbe ricordare il disastro provocato dal signore di Arcore). Insomma Berlusconi era l’avversario da sconfiggere perché era il Potere che voleva disarticolare il sistema democratico e insediare il conflitto di interessi nelle stanze del governo.
Oggi, mi chiedo, sono sicuri Giachetti e il Pd che una forsennata e a volte surreale campagna elettorale antigrillina (e il M5s non è il Potere) possa servire a qualcosa oltre a dare un’immagine subalterna del centrosinistra? Sono sicuri che appigliarsi a uno stage della Raggi di più di dieci anni fa abbia un effetto sugli elettori? E sono così sicuri che cavalcare la rozza polemica di Caltagirone su Acea sia utile a ridare al Pd un profilo di governo?
Personalmente sono sicuro del contrario. Perché attaccare la Raggi per ogni sospiro non farà che legittimarla. Perché credere alla barzelletta di Acea che perde in borsa per una frase sul cambio del management (il quale management è stato legittimamente insediato da Marino cambiando quello precedente e scegliendo un ad che passeggiava sul lungarno…) vuol dire non capire che la politica, e quindi il governo di Roma, non devono rispondere a Caltagirone o ai giocolieri della finanza ma ai cittadini. Soprattutto seguire questa strada significa non comprendere che Roma ha bisogno di programmi chiari, di scelte nette, di un’idea di città che non si costruisce con la polemica e con i corsivi sui quotidiani interessatamente amici. Purtroppo finora non si è capito quali sono le idee e i programmi del Pd e del suo candidato sindaco. E non mi pare un buon viatico.

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