Cara sinistra, non cadere nella trappola del passato

Discutere del passato è sempre un bell’esercizio, a volte anche appassionante, e sapete quanto personalmente adori le incursioni negli anni che furono. Ma in politica oggi è un esercizio totalmente a perdere. Da qualche giorno è tutto un fiorire di articoli, post, commenti e dichiarazioni sul tema: chi ha ucciso l’Ulivo? Tema intrigante sul quale sono state scritte cose interessanti. Per esempio da Peppino Caldarola che qui pone alcuni interrogativi che raccontano un’altra storia. O da Chiara Geloni che qui spiega la propria versione dei fatti. Il problema è che fissarsi sulle cose accadute vent’anni fa, per dividere torti e ragioni, è una trappola. Vogliono, Renzi e i suoi pasdaran, che ci accapigliamo sull’Ulivo, sui governi di centrosinistra, sui buoni e sui cattivi di allora e su tutti i piacevoli ricordi del passato, per potere dire (e vedrete che lo dirà): signori, che dibattito surreale, loro discutono dell’Ulivo che non c’è più mentre noi lavoriamo per cambiare l’Italia.

Ecco, smettiamola di partecipare al giochino di “chi l’ha visto”. La sinistra la smetta di farsi fregare da certe provocazioni che hanno l’obiettivo di inchiodarla al passato per dimostrare che sul presente non ha nulla da dire. A me sinceramente interessa poco (se non per passione storiografica) decidere chi ha voluto l’Ulivo e chi l’ha ucciso, anche perché spesso i protagonisti dell’una e dell’altra azione coincidono. No, cari compagni, io vorrei parlare d’altro. Del lavoro che ancora non c’è (nonostante i mirabolanti effetti del Jobs act), del sistema sanitario che rischia di essere pesantemente ridimensionato, della scuola che ancora tanto buona non è, dei tanti giovani che fanno le valigie e se ne vanno all’estero, della insostenibile pesantezza del debito pubblico, dei pensionati al minimo che nuotano controcorrente, delle tasse che vengono ridotte (quando vengono ridotte, come nel caso dell’Imu) senza preoccuparsi se il contribuente possiede un villone nel parco, un attico a Piazza di Spagna o un appartamentino di cinquanta metri quadrati a Centocelle, della corruzione che strozza le nostre città e fa affari miliardari meglio di una multinazionale. Vorrei parlare di Europa, di come si affossa l’austerity e si rimette in moto l’occupazione, della nostra politica estera così ondivaga tra guerra e pace. Vorrei parlare del figlio di un sottosegretario nominato all’Istituto dei tumori per l’unico merito di essere figlio di e senza avere la benchè minima competenza in materia (e che materia). Vorrei parlare di tante altre cose, perché credo che su ogni cosa ci sia una visione di sinistra da far valere e sulla quale gridare ai cittadini: guardate, che un’altra strade c’è.

Per cui, non state al gioco di chi vuol farvi parlare d’altro. Parlate, voi che volete difendere il punto di vista della sinistra, delle cose che stanno a cuore ai cittadini. Parlatene di più. Alzate la voce. Impedite di farvi trasformare in cultori della storia. Perchè altrimenti vedrete che prima o poi vi spingeranno persino ad aprire un bellissimo dibattito sulla giustezza o meno della scissione di Livorno del 1921. No, proprio no.

 

 

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