Sulle primarie non si scherza

Sono un elettore delle primarie del Pd da quando esistono. Non ne ho mai saltata una perché ritenevo (non so se ritengo ancora) che fossero una bella prova di democrazia. Oggi mi viene qualche dubbio che cerco di ruassumere così.

1. Se in diversi gazebo di Napoli avviene che qualcuno paghi agli elettori la quota per votare (e votare uno dei due candidati) e se esponenti locali del centrodestra si mettono in fila per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra vuol dire che le cose non vanno bene. Dai vertici del Pd mi sarei aspettato una reazione chiara e netta di condanna e non un tentativo di minimizzazione. La vicesegretaria Serracchiani avrebbe dovuto dire: sono fatti gravi, li accerteremo e decideremo che fare per garantire la correttezza del voto. A Napoli infatti Valente ha battuto Bassolino per 452 voti e in quei seggi sicuramente sono in ballo diverse centinaia di voti. Invece Serracchiani ha detto: accerteremo, nel caso prenderemo provvedimenti ma il risultato non si tocca. Quindi anche se si dovesse accertare che molte persone sono sta indotte a votare in un certo modo e altre, pur essendo palesemente di centrodestra, hanno potuto votare liberamente nulla cambierà. Ma vi pare serio? A me no.

2. Ora si scopre che a Roma qualcuno ha deciso di gonfiare il numero delle schede bianche per aumentare il dato dell’affluenza ai gazebo. Lo dice un anonimo dirigente Pd del Nazareno al Messaggero. Chi è andato a votare domenica si era reso conto che l’affluenza era meno, ma molto meno, della metà di quella del 2013. In serata era stato smentito da quel numero comunicato ufficialmente: 50 mila. Certo, in questo caso il risultato non cambierebbe: primo perché si tratta di schede bianche e secondo perché il distacco tra Giachetti e Morassut è talmente ampio che qualche marachella non inficierebbe l’esito. Però a me, elettore ostinato delle primarie Pd, questa storia non piace per niente. Perché mi frullanno in testa strani pensieri: chi mi garantisce che come sono state inventate qualche migliaio di schede bianche (pare più di 4 mila comprese le nulle) non si possano inventare qualche migliaio di voti per questo o quel candidato? E chi mi garantisce che il mio voto, chiaro, non possa essere annullato segnando con un’altra croce la mia scheda? Insomma se hanno fatto trenta perché non possono fare trentuno?

Sono domande a cui non si può rispondere con una scrollata di spalle. Perché è in gioco la legittimità delle primarie che il Pd considera elemento cositutivo del suo essere partito. Se si insinua la sfiducia, se l’elettore si convincerà che il suo voto può essere manipolato, succederà che ai gazebo alla fine ci andranno quattro gatti. Possibile che i vertici del Pd e soprattutto il suo segretario non si rendano conto che questo sì che è un attacco al Pd? Smettetela di giustificare tutto perché si rischia che non resti più niente.

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Un pensiero su “Sulle primarie non si scherza

  1. Caro Pietro, condivido il tuo commento. Continuo però a non capire quel pezzo di sinistra che fa capo a Bersani, Cuperlo e altri. La situazione sta diventando drammatica. Perché non si muovono non prendono iniziative fra la gente, indicano loro delle assemblee, promuovano dibattiti pubblici? Oggi si riuniscono. Ma dalle prime dichiarazioni si comprende che il pallino lo rilanciano… e lo lasciano
    nelle mani di Renzi. Spero tanto di sbagliarmi. Ripubblica tu il pezzo di Reichlin.

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