Ma le primarie non dovevano essere apertissime?

Prima di qualsiasi riflessione una premessa: le vittorie di Roberto Giachetti e Valeria Valente a Roma e a Napoli sono chiare e ora sono loro due i candidati del Pd alle rispettive elezioni di giugno. Il primo ha battuto con ampio margine Roberto Morassut, la seconda ce l’ha fatta per il soffio di qualche centinaio di voti contro un combattivo Antonio Bassolino. La partita è chiusa, ora si aprono le danze (un po’ spericolate a dire la verità) della battaglia dei sindaci e ogni elettore deciderà liberamente al momento del voto vero.

Fatta questa doverosa premessa, per evitare fraintendimenti che di questi tempi sono sempre in agguato, vorrei riflettere su quali segnali ha mandato al Pd la giornata delle primarie soprattutto a Roma che è la Capitale e quindi il centro vitale del Paese e il luogo dove probabilmente si combatterà la battaglia più difficile.

Credo che il dato dell’affluenza sia oggi un drammatico problema. Secondo i dati diffusi dal Pd sono andati ai gazebo circa 50 mila elettori. Nel 2013 furono circa 100 mila. In tre anni 50 mila persone hanno deciso di disertare, sono rimaste a casa, non hanno creduto allo strumento delle primarie nonostante gli appelli di Matteo Renzi. Certo, di mezzo c’è stata Mafia Capitale, la cacciata di Marino, la crisi del Pd romano. Eppure questi fatti non possono da soli giustificare più di tanto il livello di disaffezione e di abbandono. Che è nato e si è sviluppato nel corso dell’ultimo anno e che il commissariamento del partito non è riuscito a contrastare. Chi frequenta le case normali di persone normali o i luoghi normali di persone altrettanto normali e non le stanze della politica, sa bene che quell’astensione somiglia molto a una scissione silenziosa. Compiuta senza echi mediatici da chi votava Pd e oggi non si fida più, si sente abbandonato, non si sente rappresentato, non vede nemmeno l’ombra di un nuovo corso. Ognuno di noi ha la possibilità, se vuole, di sentire le voci di questo popolo deluso che vaga senza meta e senza guida.

Sottovalutare questo problema è un atto di suicidio. Pensare che tutto vada bene, che poi in fondo che volete con quello che è successo mica potevamo aspettarci di meglio o addirittura sostenere che oggi è meglio di ieri perché ieri, come ha detto il commissario romano del Pd Matteo Orfini, quei 50 mila che sono spariti dai gazebo erano manovrati dai capibastone, è un grave errore. Più di un grave errore. E’ un’offesa a quelle migliaia di persone che hanno dato fiducia e poi l’hanno tolta non per ordine di qualche capobastone ma perché non si fidano più, si sentono traditi e a volte raggirati.

Vogliamo far finta di niente? Vogliamo credere che, come al solito, tutto vada bene madama la marchesa? Sarebbe un disastro. E che chiudano gli occhi, di fronte a questa debacle della partecipazione, quelli che due anni fa urlavano contro le primarie chiuse per primarie più aperte possibile è il segno dei (brutti) tempi. Accontentarsi del fatto che ai gazebo, in fondo, ci sono andati gli iscritti al Pd con qualche familiare al seguito non mi pare molto intelligente. Ma di cose intelligenti ultimamente se ne vedono ben poche.

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