Unioni civili, il Pd guardi in casa

La smentita era facilmente prevedibile. Dopo quella durissima reprimenda contro certi settori renziani del Pd che non vogliono approvare le unioni civili, Monica Cirinnà sarà stata tempestata di telefonate di protesta e ha dovuto sorbirsi anche le critiche del capogruppo Zanda e dei suo colleghi Marcucci e Mirabelli. La firmataria del disegno di legge nell’occhio del ciclone aveva detto al Corriere della Sera: “Pago la lotta, la guerra profonda che c’è tra renziani….una cosa tremenda. Pago le delusioni di chi, e sono tanti, nutriva forti aspettative nell’ultimo rimpasto di governo… Stavano tutti lì ad aspettare il premietto, una promozione… Chi voleva guidare una commissione, chi avrebbe voluto diventare sottosegretario… E allora sono scattate volgari ripicche, atteggiamenti assolutamente disgustosi sia in Aula che fuori». Ora Cirinnà sostiene non solo di non aver mai pronunciato quelle parole ma anche di non aver mai rilasciato quella intervista. Un bel giallo che chissà se mai si risolverà.

Il punto vero però è che quelle frasi rispecchiano in qualche modo la realtà dei fatti. E sono la spina nel fianco di un Pd in piena crisi di nervi. La stessa Cirinnà, intervistata dal sito on line dell’Unità con l’intenzione di farla smentire, è vero che smentisce di aver mai detto quelle frasi ma aggiunge: “Ieri il salone del Senato era una polveriera, c’erano capannelli ovunque, giornalisti che orecchiavano qualunque cosa… Io mi sono realmente fermata a parlare con i rappresentanti della associazioni Lgbt con cui lavoro da anni, e lì qualcuno ha anche parlato dei mal di pancia nel Pd e io ho risposto di non saperne nulla. Evidentemente o l’origliatore era in mala fede o non ha sentito bene”. Quindi la senatrice si è “realmente fermata a parlare”, in giro c’erano “giornalisti che orecchiavano qualunque cosa” e si è anche “parlato di mal di pancia nel Pd”. Andiamo avanti. Aggiunge Cirinnà: “E’ che in questa situazione se ne sentono di tutti i colori, ed è comodo attribuire qualche spiffero a una persona esposta e fuori dai giochi come me”. E ancora: “I nervosismi, i battibecchi di partito, sono cose normali ma a me interessano pochissimo”.

Ovviamente noi non sappiamo se Cirinnà ha rilasciato un’intervista o se è stata ascoltata di nascosto o se quelle frasi sono del tutto inventate (cosa assai improbabile). Ma questo alla fine conta poco. Quel che conta, infatti, è che sulle unioni civili il Pd, detto senza parole troppo forti, ha un enorme problema in casa da sempre. C’è una pattuglia di ex Margherita, ora ribattezzati cattodem, che non vuole quella legge oppure la vuole talmente depurata da renderla quasi inutile. Inoltre il Pd ha un bel problemino anche con il suo compagno di governo Angelino Alfano. Insomma su quella legge un Pd e una maggioranza divisi non sono in grado di andare avanti.

La cosa curiosa della storia è che, stavolta, i gufi hanno le sembianze di renziani della primissima o secondissima ora. Uomini e donne che sono legati al premier, alcuni di loro sin da quando era sindaco, ai quali questa storia di dare diritti ai gay compresa l’adozione del figlio naturale del partner proprio non va giù. Posizione legittima, per carità Ma ovviamente, trattandosi di gufi renziani, sono stati trattati con i guanti bianchi. Renzi non ha detto una parola, i suoi fedelissimi altrettanto. Mica sono Bersani, D’Alema, Cuperlo o Speranza contro i quali ne sono stati lanciati di strali avvelenati senza tanti complimenti. Ora le cose sono diverse. E addirittura qualche giorno fa sul Corriere la pasionaria interprete del verbo renziano Maria Teresa Meli ha raccontato in un articolo che il problema vero per la legge sulle unioni civili non erano i cattolici del Pd, ma erano gli ex comunisti che tramavano contro sotto sotto…

Allora, diciamo la verità. Se le cose stanno così quel problema interno al Pd va affrontato senza perdere tempo e senza fare giochini con le libertà di coscienza. Perché se è giusto prendersela con i Cinque Stelle che, per un piatto di voti destrorsi e per danneggiare il Pd, hanno fatto dietrofront, è altrettanto giusto prendersela con se stessi, con i propri guai interni e con la propria incapacità di guidare la trattativa in aula. Alla fine fa più impressione un partito di governo che voleva correre, approvare di tutto e di più, isolare gufi e rematoricontro che si impantana su una legge di civiltà piuttosto che un partito di opposizione che fa gli sgambetti indecenti e vergognosi.

Ha ragione Mario Calabresi che oggi su Repubblica invita il premier a metterci la faccia. Lui invece la faccia non ha voluto mettercela. E mentre su altre leggi altrettanto importanti è andato avanti come un caterpillar su questa si è accomodato su un calesse in attesa degli eventi in aperta campagna. Chissà perchè.

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