Sala, la sinistra divisa e la vittoria dei manager

Alcune brevi riflessioni sulle primarie di Milano.

1. Inutile girarci attorno: Beppe Sala ha vinto e nemmeno di poco. Ha ottenuto il 42% dei consensi, Giuliano Pisapia nel 2010 aveva conquistato la nomination con il 45%. Servono a poco pertanto le analisi che dicono “non stravince”, “ce la fa per poco” e via elucubrando perché sono semplicistici modi di consolarsi. Alle primarie, se sono vere e non una comoda passerella, nessuno stravince. Anzi, nella maggior parte dei casi si vince attorno al 40%.
2. La sinistra a Milano ha perso perché ha voluto perdere anche con la complicità di Pisapia. Lo sapevano anche i bambini che le due candidature di Balzani e Majorino avrebbero favorito Sala. Lo dicevano i sondaggi e lo diceva il semplice buon senso. Se si fossero create le condizioni per una candidatura unitaria le cose potevano andare diversamente e il prescelto (Balzani o Majorino) sarebbe stato più competitivo. Non è detto che avrebbe preso la somma dei voti ottenuti dai due candidati perché in politica l’aritmetica conta poco ma sicuramente avrebbe avuto ottime chanche di vincere.
3. La semplice constatazione precedente spiega meglio di ogni altra analisi politologica la “malattia infantile” della sinistra a Milano e in Italia. Quella insana voglia di dividersi a ogni costo creando sempre più piccoli spazi di purezza è il modo migliore per condannarsi alla sconfitta. Finché a sinistra ci sarà sempre qualcuno che si ritiene più a sinistra e più puro la sinistra sarà condannata all’irrilevanza. È una lezione. Servirà per il futuro? Oppure qualcuno avrà la brillante idea di dividersi ancora riconsegnando Milano o Roma alla destra? Vedremo, ma c’è poco da sperare.
4. Sala è un manager prestato alla politica. È un manager anche Parisi il probabile candidato di Berlusconi. Ed è un manager anche Passera che si presenterà con una propria lista. Se la politica si affida ai manager vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. Questo vale in generale, ma vale soprattutto per la sinistra che dovrebbe interpretare il cambiamento e non solo la corretta amministrazione. Da questo punto di vista si fa, partendo da Milano, un preoccupante passo indietro. Si torna, diciamo, alla filosofia che ispirò il governo dei professori guidati da Monti. Come è andata e quali problemi abbia creato quel passaggio politico credo sia chiaro a tutti. Per questo Milano rischia di essere un laboratorio per nuovi Frakenstein politici. E non è un bel segnale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...