Che succede all’Unità?

Che succede all’Unità? Sono passati 18 mesi dalla chiusura del giornale (31 luglio 2014) e sette dal suo ritorno in edicola con una nuova società (30 giugno 2015) ma sul quotidiano si addensano ancora nubi pesanti. Oggi il Comitato di Redazione del giornale insieme alla Fnsi (era presente Daniela Scano) hanno tenuto una conferenza stampa presso la sala stampa di Montecitorio per denunciare alcuni fatti gravi. Nell’ordine, con la maggiore obiettività possibile:

  1. Il piano di liquidazione omologato dal Tribunale di Roma a dicembre prevede un cronoprogramma dei pagamenti inaccettabile. In sostanza dopo diciotto mesi viene comunicato che si ha la disponibilità di pagare presto (quanto presto non si sa) solo il 21% dei crediti privilegiati maturati (stipendi, ferie e Tfr) mentre il restante 79% verrà pagato entro dicembre prossimo. Cioè ventinove mesi dopo la chiusura del giornale e l’avvio della procedura di liquidazione. Un fatto incredibile.
  2. Nel piano di liquidazione vengono indicate le spese di gestione della liquidazione (parcelle di liquidatori, avvocati, consulenti, commercialisti e affini) per una cifra pari a due terzi del capitale attualmente in cassa. Per di più questi crediti vengono pagati per intero, prima dei crediti dei giornalisti. Anzi, viene accantonata una cifra per i pagamenti futuri riducendo ulteriormente la disponibilità finanziaria a favore dei lavoratori. Altro fatto incredibile.
  3. Non si sa ancora quando si svolgerà l’asta per l’acquisto definitivo della testata. Attualmente la società che edita l’Unità paga un affitto in attesa che venga perfezionato l’acquisto. In quel momento la società dovrebbe fare consistenti versamenti con i quali garantire sia il rimanente credito privilegiato (dei lavoratori) sia quello dei cosiddetti chirografari, cioè creditori ai quali verrà pagata solo una parte del dovuto. Attorno all’asta, che dovrebbe sancire il definitivo passaggio di proprietà della testata e quindi garantire la chiusura in bonis della liquidazione, si sta giocando da tempo una partita poco chiara, fatta di rinvii, ripensamenti, pressioni. Il Cdr chiede certezza su questo passaggio fondamentale, senza il quale salta in aria tutto il piano concordatario. E sarebbe un altro fatto oltre che incredibile del tutto inaccettabile.
  4. I lavoratori che non sono entrati nel nuovo giornale e che sono in Cassa integrazione hanno ricevuto dal commissario liquidatore la bella notizia che non sarà pagata loro l’indennità di mancato preavviso prevista dal contratto. In sostanza questi lavoratori riceveranno a giorni una lettera anticipata di licenziamento (con decorrenza 1 agosto, quando finirà la Cigs) in modo da garantire il preavviso e non pagarlo. Una decisione grave (così la definisce persino il commissario) che il Cdr chiede che venga sospesa. Si tenga conto che il mancato preavviso non è nemmeno considerato credito privilegiato e quindi sarà pagato (se mai sarà pagato) al 21%. Quindi, nemmeno questo. Altro fatto grave e inaccettabile.
  5. Al momento la quota del fondo per l’editoria relativa agli anni 2012, 2013 e parte 2014 (fino alla chiusura del 31 luglio) è congelata presso il dipartimento per l’editoria di Palazzo Chigi. Perché? Non si sa. Quei soldi, che sono dovuti alla vecchia Unità in base alla legge e non sono un’elargizione, potrebbero rimpinguare le casse dei liquidatori e quindi permettere di pagare ai lavoratori quel che è dovuto o almeno una parte consistente. Il Cdr chiede che Palazzo Chigi si faccia carico del problema e che il Pd e i deputati degli altri partiti si adoperino affinché ciò avvenga. Cesare Damiano (Pd) e Stefano Fassina (Sinistra italiana), unici parlamentari presenti alla conferenza stampa, si sono impegnati a fare tutto quel che è in loro potere per sbloccare il pagamento.
  6. Nel giornale che è tornato in edicola, grazie ai sacrifici di giornalisti e poligrafici, lavora attualmente la metà dei giornalisti della vecchia Unità e, denuncia il Cdr, con contratti assolutamente ridotti rispetto a prima. Mancano ancora, dopo sette mesi dal ritorno in edicola, il piano industriale e quello editoriale, né si conoscono il conto economico e i dati di vendita del quotidiano. Navighiamo nel mercato dell’editoria senza un quadro di riferimento, ha detto il Cdr. Che considera anche questa vicenda che riguarda il futuro dell’Unità del tutto inaccettabile.

 

Ora di aspettano i chiarimenti su tutti questi punti. Si aspetta una voce da Palazzo Chigi e dal Pd che ha condotto in prima persona la trattativa per la liquidazione e per il ritorno in edicola del giornale. Speriamo però che, come è accaduto spesso in passato, non arrivino solo assordanti silenzi.

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