Il regista Negrin torna sul comunista cancellato

Pubblico una nuova lettera del regista di “Tango per la libertà” Alberto Negrin.

 

 

Caro Spataro,

le riconosco la totale obbiettività e correttezza nel pubblicare i vari interventi senza alcuna modifica e di questo la ringrazio. Voglio rispondere alla sua domanda conclusiva: Abbiamo concordato di non inserire Di Benedetto nella nostra narrazione perchè abbiamo considerato , e con questo mi riferisco al team di scrittura, che nella nostra narrazione non poteva avere alcun ruolo di rilievo degno del suo contributo alla vicenda reale. E’ molto semplice. Ecco dove trova la sua giustificazione il ‘liberamente ispirato’ scritto ben in chiaro nei titoli di testa. Cimpanelli e Manca, che ingenuamente si sono espressi in modo equivoco per quel che riguarda i fatti, confondendoli probabilmente con i loro desideri, dovrebbero rispondere alla sua domanda in modo altrettanto circostanziato e documentato inviandole l’ultima versione della sceneggiatura concordata e approva con scene e dialoghi cui fanno riferimento così da poter provare quanto le hanno scritto. Nessun taglio è stato fatto a posteriori sul set nè da me nè dalla produzione per quel che riguarda PCI, CGIL, Fabbriche e Operai. Se Cimpanelli e Manca hanno scritto una sceneggiatura che io non ho mai avuto nè letto, e inspiegabilmente concordata con me, io sono pronto a chiedere scusa a lei e ai lettori di questo blog. Insisterò su questo punto fino a che non avrò prove del contrario e io so che non ci sono. Mentire non è mai stata una mia caratteristica professionale. Lo ripeto: Il ‘sindacalista’ si era ridotto a una vera e propria comparsata che neppure un lettore di libri attento come lei, Spataro, avrebbe mai potuto identificare in Di Benedetto, figuriamoci poi i 5 milioni di telespettatori. A che pro allora avere una ‘comparsa’? La saluto sempre cordialmente e la ringrazio per l’ospitalità.

Alberto Negrin

………………….

Apprezzo che Negrin riconosca la mia “totale obiettività e correttezza” che immagino corregga l’accusa di dare notizie false contenuta nella sua precedente lettera. Per il resto, non vorrei che il film “Tango per la libertà” alla fine diventasse un intricato affare di Stato e che avesse addirittura bisogno di un giurì per dirimere i contrasti tra regista, autori e Rai Fiction. La conclusione mi pare sia chiara: il sindacalista comunista Di Benedetto nel film non c’era. Cancellato prima o dopo poco importa. Resta il rammarico per una storia bella e tragica – nella quale disinteressatamente tre bravi italiani come il viceconsole Calamai, il giornalista Foà e il comunista Di Benedetto hanno salvato molte vite umane dalla dittatura militare collaborando tra loro – che ha perso per strada uno dei suoi protagonisti. Tutto qui, caro Negrin. La auguro buon lavoro.

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