Comunista cancellato, ora il regista mi accusa di falsità

Pubblico una nuova lettera del regista di “Tango per la libertà”, Alberto Negrin che a sua volta pubblica una lettera di Enrico Calamai.

 

Nella sceneggiatura non c’è mai stato, dico mai, in nessuna versione approvata un riferimento alla CGIL e al PCI e lo dimostra quanto mi hanno scritto Cimpanelli e Manca dopo che avevo visto la loro dichiarazione su Giubbe rosse.
“Caro Alberto, hai ragione nel dire che non si definiva esplicitamente Ameri “comunista” nel copione.”
Per quel che riguarda gli operai nel film se ne parla ampiamente come vittime e come persone salvate dal viceconsole.
Noi ci siamo liberamente ispirati al libro di Calamai, liberamene abbiamo deciso di raccontare la vicenda così come è stata mandata in onda e, proprio per evitare identificazioni e/o proteste di qualsiasi genere, abbiamo deciso di cambiare i nomi e cognomi di tutti i personaggi, nessuno escluso .
Ne approfitto per allegare quanto mi ha scritto, dopo la messa in onda del film, proprio Enrico Calamai:

Gentilissimo Dott. Negrin,
ci tengo ad esprimerLe il mio apprezzamento per il lavoro portato a termine con “Tango per la Libertà”.
Per quanto mi risulta, è la prima volta che quanto accaduto in Argentina durante l’ultima dittatura – funzionalmente collegato, come da Lei giustamente evidenziato, alla politica di sterminio del Nazismo – viene portato a conoscenza di un pubblico vasto come quello che segue RAI1 in prima serata, sia con critiche esplicite al comportamento tenuto da parte italiana, che con riferimenti alle problematiche di fondo, e ancora attuali, quale il ruolo dei media in una società globale.
I fotografi che irrompono in scena confermano che, quando l’informazione diventa prevalentemente iconografica, si salva ciò che viene iconograficamente rappresentato, ma si offre contemporaneamente la possibilità di portare a termine quello che oggi viene definito un genocidio, purché effettuato nel cono d’ombra del non iconograficamente rappresentabile. Ed è questo che ha reso possibile, e necessaria in termini mediatici, la desapariciòn.
Nel ringraziarLa, colgo l’occasione per inviarLe i miei più cordiali saluti,
Enrico Calamai

Il ‘casino’ di cui scrive Spataro (scusatemi se utilizzo questo termine che non mi è congeniale) è nato dalla sua falsa oltre che assurda notizia di un ‘comunista cancellato dalla Rai’.
Alberto Negrin

…………………….

Ringrazio Alberto Negrin per la particolare attenzione che sta dedicando al mio articolo sul “comunista cancellato dalla Rai” che lo ha spinto a inviarmi questa seconda lettera. Come sa, ho preso atto dei suoi chiarimenti e, nonostante non li condividessi, li ho pubblicati in grande evidenza sul mio blog con una risposta civile senza accusarlo di scrivere cose false e assurde come invece lui fa nei miei confronti. Peccato.

Per quanto riguarda il “casino” (mi scusi il termine, ma è così popolare che non dovrebbe darle troppo fastidio) riferito alla lavorazione del film mi pare la perfetta descrizione della situazione dopo avere letto le lettere che sono arrivate a questo blog. In una, i coautori della fiction, Eleonora Cimpanelli e Antonio Manca, sostengono che “nel copione, discusso e lavorato con gli editor Rai per più di un anno, c’era Di Benedetto, la CGIL (rappresentata in Italia come in Argentina), il PCI, un’intera parte sulle fabbriche e gli operai che ci lavoravano, salvati anche con l’aiuto di Di Benedetto”. E aggiugono anche che “la Rai non ha mai avuto da ridire, anzi spesso ci ha spronato a raccontare con più attenzione e profondità quella parte della storia”. Per loro in conclusione “è stata una scelta di regia e produzione, sul set, decidere di tagliare il personaggio per motivi di eccessiva lunghezza del racconto”. Deduco quindi, da quello che dicono gli autori che lei ha scelto per questo film, che il personaggio Di Benedetto c’era nel copione, che gli editor Rai hanno spronato a dedicare attenzione e profondità a questa parte della vicenda e che il taglio è una stata una scelta del regista e della produzione. Lo dicono loro, non l’ho scritto io.

In un’altra lettera il vicedirettore di Rai Fiction, Luca Milano, conferma che “è stata fondamentalmente una decisione del regista Alberto Negrin quella di concentrare il racconto su un numero più ristretto di personaggi,  per aumentarne la forza drammaturgica verso il grande pubblico”. E spiega che si è trattato di “una scelta artistica che forse ha fatto perdere qualcosa al racconto ma oggettivamente ha fatto arrivare ad una platea molto ampia il ricordo dell’azione di Calamai, dei crimini del regime militare e dei silenzi o connivenze di tanti”. Anche questo lo dice lui, non l’ho scritto io.

Lei, caro Negrin, nelle due lettere che mi ha inviato sostiene esattamente il contrario, cioè che nel copione il personaggio Di Benedetto non c’era o “era praticamente ridotto a zero, aveva solo un paio di battute insignificanti e una presenza per lo più muta degna di una semplice comparsata” e che “nella sceneggiatura non c’è mai stato, dico mai, in nessuna versione approvata un riferimento alla CGIL e al PCI”. Le faccio notare, solo per la precisione, che il messaggio che le hanno inviato Cimpanelli e Manca non si limita  a dire “caro Alberto, hai ragione nel dire che non si definiva esplicitamente Ameri “comunista” nel copione”. Aggiunge anche – come lei stesso ha scritto nella prima lettera – “ma era ovviamente ispirato a Di Benedetto, che comunista lo era, come Sereni a Foà e Ferreri a Calamai. Chi, come Spataro, conosceva il libro, lo avrebbe senz’altro riconosciuto.”

Chi ha ragione? Chi ha torto? Non lo so, non mi è chiaro e per questo ho parlato di “casino”. E questa sua ulteriore lettera – aggiunte a tutte le precedenti – mi conferma quella mia impressione.

Per quanto riguarda la lettera di Enrico Calamai che lei gentilmente allega non mi pare che aggiunga o tolga nulla alla storia che ho raccontato. Perché, come potrà verificare rileggendo il mio articolo, non ho scritto che la sua fiction non parlava dell’Argentina dei militari, dei desaparecidos o del vergognoso comportamento del governo italiano durante quella tragedia, tutti elementi che Calamai giustamente apprezza. Ho invece scritto che mancava un personaggio che ha svolto un ruolo importante. Purtroppo su questa vicenda che riguarda il sindacalista comunista Filippo Di Benedetto resta fitto il mistero. E infatti ripeto la domanda: perché è stato deciso di cancellarlo o di non inserirlo nel film?

 

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Un pensiero su “Comunista cancellato, ora il regista mi accusa di falsità

  1. Caro Spataro, le riconosco la totale obbiettività e correttezza nel pubblicare i vari interventi senza alcuna modifica e di questo la ringrazio. Voglio rispondere alla sua domanda conclusiva: Abbiamo concordato di non inserire Di Benedetto nella nostra narrazione perchè abbiamo considerato , e con questo mi riferisco al team di scrittura, che nella nostra narrazione non poteva avere alcun ruolo di rilievo degno del suo contributo alla vicenda reale. E’ molto semplice. Ecco dove trova la sua giustificazione il ‘liberamente ispirato’ scritto ben in chiaro nei titoli di testa. Cimpanelli e Manca, che ingenuamente si sono espressi in modo equivoco per quel che riguarda i fatti, confondendoli probabilmente con i loro desideri, dovrebbero rispondere alla sua domanda in modo altrettanto circostanziato e documentato inviandole l’ultima versione della sceneggiatura concordata e approva con scene e dialoghi cui fanno riferimento così da poter provare quanto le hanno scritto. Nessun taglio è stato fatto a posteriori sul set nè da me nè dalla produzione per quel che riguarda PCI, CGIL, Fabbriche e Operai. Se Cimpanelli e Manca hanno scritto una sceneggiatura che io non ho mai avuto nè letto, e inspiegabilmente concordata con me, io sono pronto a chiedere scusa a lei e ai lettori di questo blog. Insisterò su questo punto fino a che non avrò prove del contrario e io so che non ci sono. Mentire non è mai stata una mia caratteristica professionale. Lo ripeto: Il ‘sindacalista’ si era ridotto a una vera e propria comparsata che neppure un lettore di libri attento come lei, Spataro, avrebbe mai potuto identificare in Di Benedetto, figuriamoci poi i 5 milioni di telespettatori. A che pro allora avere una ‘comparsa’? La saluto sempre cordialmente e la ringrazio per l’ospitalità, Alberto Negrin

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