Cinque stelle, zitti e mosca

L’aspetto inquientante del caso Quarto non è il rumore di fondo ma il silenzio. Sì, il silenzio. Il sindaco del M5S riceve forti pressioni e esplicite minacce ma tace e invita al silenzio. Meglio non si sappia in giro che la camorra preme alle porte del Comune…
Poi informa, così racconta oggi, il Superdirettorio Centrale dei Cinque Stelle di quello che sta accadendo, il quale non si sa bene che cosa consigli di fare se non starsene zitti zitti.
A nessuno, in pimis al sindaco sotto pressione, è passato in mente di fare la cosa più normale, semplice e istituzionalmente doverosa: andare dal magistrato. No, hanno preferito tenere tutto in sordina. Forse sperando che la cosa finisse lì senza conseguenze e che non si sapesse in giro di questa brutta storia di camorra. O forse immaginando di risolvere in casa, con una botta di blog o una dose di meet up con la supervisione dei Cari Leader, tutta la brutta faccenda.
Nessuno ha spiegato loro che fare il sindaco, il deputato, il presidente di una commissione di vigilanza o il vicepresidente della Camera non è un giochino da ragazzi. Volevano aprire le istituzioni come una scatoletta ma alla fine la scatoletta li ha fagocitati. E sono diventati peggio dei peggiori figuri della peggiore politica. Taci e tira dritto.

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