Il comunista cancellato, la risposta di Rai Fiction

Pubblico la lettera ricevuta dal vicedirettore di Rai Fiction Luca Milano sul caso del comunista cancellato nel film “Tango per la libertà”.

 

 

Caro Spataro,
ho visto lo scambio di corrispondenza sul blog. Come vicedirettore di Rai Fiction, e come persona da sempre attenta, anche generazionalmente, alle storie delle dittature latinoamericane e alle vicende degli desaparecidos, posso confermare che da parte della Rai non c’è stata alcuna censura nei confronti della figura di Di Benedetto.
E’ stata fondamentalmente una decisione del regista Alberto Negrin quella di concentrare il racconto su un numero più ristretto di personaggi, per aumentarne la forza drammaturgica verso il grande pubblico. Una scelta artistica che forse ha fatto perdere qualcosa al racconto ma oggettivamente ha fatto arrivare ad una platea molto ampia il ricordo dell’azione di Calamai, dei crimini del regime militare e dei silenzi o connivenze di tanti. Raggiungere oltre 5 milioni di spettatori parlando oggi dei desaparecidos è veramente un risultato straordinario.
Si è trattato quindi di una scelta artistica, giusta o sbagliata che sia, ma assolutamente non di una censura. Né da parte Rai, né dello stesso Negrin, regista di tanti film di valore civile, da Perlasca a Borsellino, da Spinelli all’avvocato Ambrosoli, nonché, se di sindacalisti comunisti vogliamo parlare, di una bellissima fiction su Giuseppe Di Vittorio, (“Pane e Libertà”) con Pierfrancesco Favino, trasmessa su Rai1 qualche anno fa.
Spero di aver chiarito, e grazie comunque per l’attenzione data ai contenuti delle nostre fiction.
Luca Milano, vicedirettore Rai Fiction

 

………………………….

Grazie a Luca Milano per i chiarimenti in merito al caso del comunista cancellato nella fiction di Raiuno “Tango per la libertà”. Prendo atto che da parte della Rai non c’è stata alcuna censura e che “è stata fondamentalmente una decisione del regista Alberto Negrin”. Una scelta che rimane per me sbagliata e che, come riconosce lo stesso Milano, ha fatto perdere qualcosa al racconto”.  Non credo che la presenza del sindacalista comunista Di Benedetto, infatti, avrebbe impedito di “aumentare la forza drammaturgica verso il grande pubblico” o avrebbe ostacolato la diffusione del film “ad una platea molto ampia”. Conosco bene i lavori di Negrin, da Perlasca a Di Vittorio, e proprio per questo ritengo ancora più incredibile il taglio di un personaggio molto caratterizzato e quindi forte da un punto di vista filmico operato nella fiction sui desaparecidos argentini.

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Un pensiero su “Il comunista cancellato, la risposta di Rai Fiction

  1. Credo sia una contraddizione dire che si sceglie di concentrare su un numero ristretto di personaggi per esaltare la figura del protagonista quando poi non viene riportato col suo vero nome…
    Mi domando se sia giusto che una vicenda a tal punto drammatica venga così alterata.
    Nel ritagliare e aggiungere personaggi viene soppressa la figura di maggiore connotazione politica così come non emergono le motivazioni dei carnefici e delle vittime.
    Per poter imporre delle condizioni economiche fortemente impopolari i militari che rispondevano a privati interessi economici sia internazionali che nazionali dovettero massacrare una generazione di giovani idealisti, resistenti o presunti.
    In Calabria dove da tempo alcune figure occupandoci volutamente sono riusciti a ricuperare alla memoria collettiva l’operato di Filippo di Benedetto si attendeva con ansia la raffigurazione –anche con altro nome- nella fiction.
    La moltiplicazione delle condivisioni sui social network del pezzo intitolato “Il comunista cancellato dalla Rai” dimostra però che il disappunto sia pervenuto dall’intero paese.

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