Il comunista cancellato dalla Rai, la risposta degli autori

Una risposta è arrivata. Dopo la denuncia di questo blog sul film della Rai “Tango per la libertà” nel quale è stata cancellata la figura del sindacalista comunista (l’articolo lo trovate in queste pagine) due degli autori hanno inviato un commento che pubblico qui sotto con una mia replica.

 

Buongiorno,
immagino sarà sorpreso ma una risposta arriva, dagli autori della serie (non siamo né il regista né la Rai purtroppo, ma bisogna accontentarsi).
Per una volta, ci sentiamo di dire che Mamma Rai non ha colpe. Nel copione, discusso e lavorato con gli editor Rai per più di un anno, c’era Di Benedetto, la CGIL (rappresentata in Italia come in Argentina), il PCI, un’intera parte sulle fabbriche e gli operai che ci lavoravano, salvati anche con l’aiuto di Di Benedetto. La Rai non ha mai avuto da ridire, anzi spesso ci ha spronato a raccontare con più attenzione e profondità quella parte della storia. E’ stata una scelta di regia e produzione, sul set, decidere di tagliare il personaggio per motivi di eccessiva lunghezza del racconto. Quindi, per una volta, non ci sono complotti. Resta il dispiacere per una figura così interessante che meriterebbe un film tutto suo.
Eleonora Cimpanelli, Antonio Manca

…………………………….

Ringrazio Eleonora Cimpanelli e Antonio Manca per aver risposto gentilmente alle mie obiezioni sul film di Antonio Negrin “Tango per la libertà” andato in onda su Raiuno lunedì a martedì scorsi. Li rassicuro intanto che nessuno ha mai parlato di complotti. Nel mio articolo si denunciava in modo circostanziato l’assurdità della scelta compiuta dal regista. Nel libro del viceconsole italiano a Buenos Aires Enrico Calamai “Niente asilo politico”, dal quale il film prende ispirazione, era infatti raccontata la coraggiosa battaglia di tre uomini per salvare centinaia di persone dalle torture del regime di Videla e dalla morte: il viceconsole, il giornalista del Corriere della Sera Giangiacomo Foà e il sindacalista comunista Filippo Di Benedetto. Stranamente nella trasposizione cinematografica l’ultimo dei tre sparisce nel nulla. Ora, Cimpanelli e Manca confermano nella loro lettera che la parte su Di Benedetto nel copione c’era. Anzi, non solo c’era il sindacalista comunista ma anche “la Cgil, il Pci, un’intera parte sulle fabbriche e sugli operai che ci lavoravano, salvati anche con l’aiuto di Di Benedetto”. Di più: la Rai, dicono i due autori, non ha colpe perché ha spronato a raccontare con più attenzione e profondità proprio quella parte. Questa ricostruzione conferma il nostro giudizio e i nostri sospetti. Restano le domande: perché gli editor della Rai, che pure avevano spronato a raccontare la figura di Di Benedetto e il ruolo dei comunisti, non hanno detto nulla sul prodotto finito che ha cancellato uno dei personaggi più importanti della storia? E perché la regia e la produzione del film hanno deciso di tagliare proprio quella parte e non altre? Il mio rispetto per l’autonomia del regista e degli autori è totale, fanno il loro lavoro e devono poterlo fare liberamente. Ma quando si stravolge una storia, la si piega da una parte, si espunge un pezzo importante di quella “triangolazione della libertà” di cui parla Calamai nel suo libro si compie una scelta arbitraria, contraria alla verità e alla rappresentazione della complessità di una vicenda drammatica della storia. Resto convinto che qualche fabbrica in più, qualche operaio in più, qualche comunista in più avrebbe reso il film più realistico, più avvincente e più drammatico e avrebbero reso giustizia al lavoro pericoloso che molti hanno compiuto per impedire gli scempi della dittatura militare. E’ vero, Filippo Di Benedetto meriterebbe un film  tutto suo. Speriamo che qualcuno prima o poi ripari il danno.

 

 

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6 pensieri su “Il comunista cancellato dalla Rai, la risposta degli autori

  1. Caro Spataro,
    ho visto lo scambio di corrispondenza sul blog. Come vicedirettore di Rai Fiction, e come persona da sempre attenta, anche generazionalmente, alle storie delle dittature latinoamericane e alle vicende degli desaparecidos, posso confermare che da parte della Rai non c’è stata alcuna censura nei confronti della figura di Di Benedetto.
    E’ stata fondamentalmente una decisione del regista Alberto Negrin quella di concentrare il racconto su un numero più ristretto di personaggi, per aumentarne la forza drammaturgica verso il grande pubblico. Una scelta artistica che forse ha fatto perdere qualcosa al racconto ma oggettivamente ha fatto arrivare ad una platea molto ampia il ricordo dell’azione di Calamai, dei crimini del regime militare e dei silenzi o connivenze di tanti. Raggiungere oltre 5 milioni di spettatori parlando oggi dei desaparecidos è veramente un risultato straordinario.
    Si è trattato quindi di una scelta artistica, giusta o sbagliata che sia, ma assolutamente non di una censura. Né da parte Rai, né dello stesso Negrin, regista di tanti film di valore civile, da Perlasca a Borsellino, da Spinelli all’avvocato Ambrosoli, nonché, se di sindacalisti comunisti vogliamo parlare, di una bellissima fiction su Giuseppe Di Vittorio, (“Pane e Libertà”) con Pierfrancesco Favino, trasmessa su Rai1 qualche anno fa.
    Spero di aver chiarito, e grazie comunque per l’attenzione data ai contenuti delle nostre fiction.
    Luca Milano, vicedirettore Rai Fiction

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  2. Beh, non manca soltanto questo nello sceneggiato. Il ruolo di Pio Laghi, nunzio apostolico a quel tempo, nell’appoggio ai militari, l’ombra lunga di Kissinger su Rumor e Moro nella negazione dell’asilo politico… e anche altro. Lo stesso Calamai salva solo alcune persone, per il resto si occupa della sua vicenda sentimentale.

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  3. Buongiorno a tutti, sono Alberto Negrin, regista e cosceneggiatore della miniserie ‘Tango per la libertà’. Ho letto con un certo stupore quanto è stato scritto da Spataro e poi anche da Eleonora Cimpanelli e Antonio Manca, miei cosceneggiatori, a giustificazione del ‘comunista scomparso’ nel nostro film. Nella versione consegnata e concordata prima da tutti noi e poi dalla Rai, il personaggio ispirato al sindacalista Di Benedetto, con il nome di Ameri, era praticamente ridotto a zero, aveva solo un paio di battute insignificanti e una presenza per lo più muta degna di una semplice comparsata. La sua connotazione come sindacalista della CGIL non è mai stata esplicitata in nessuna delle tante versioni scritte e poi di comune accordo modificate. Ancora meno è mai stata esplicitato il suo essere comunista. E’ perciò assurdo pensare a censure da parte di chicchessia. Voglio ricordare, a chi non mi conoscesse, che ho realizzato sempre per la Rai una miniserie con Favino protagonista sulla figura di Giuseppe Di Vittorio. Una storia tutta comunista a partire dal protagonista. Lo ricordo a chi ama navigare nelle costruzioni complottistiche politico-ideologiche di qualsiasi genere. Le fabbriche, gli operai, i comunisti di cui parla Spataro nel nostro lavoro non ci sono mai stati. Nel nostro film c’era ed è rimasta la presenza della famiglia Santoro, operai che vengono aiutati dal viceconsole, così come un altro operaio prima torturato e poi fuggito che si chiama Cirianni. Ai Santoro vengono portati via dai militari un fratello e la moglie incinta. Il nostro film è ‘liberamente ispirato’ alle vicende di Enrico Calamai (tanto è vero che il viceconsole lo abbiamo chiamato Marco Ferreri), non è la messa in scena del suo libro tanto è vero che lo stesso Calamai ha espresso la sua approvazione nonostante avessimo ‘inventato’ una notevole quantità di personaggi e avvenimenti che avevano però la forza della verità perchè ispirati a fatti accaduti durante la dittatura militare. Un film non è un trattato storico-politico-ideologico ma un’opera che deve arrivare al maggior numero di persone per aprire la loro mente e il loro cuore. Un film non è uno strumento partitico o ideologico o religioso. Un film deve raccontare la verità con gli strumenti dello spettacolo e con le tecniche proprie dello spettacolo. E in questo io non ho mai tradito la sostanziale verità dei fatti che racconto. Il personaggio che abbiamo deciso di raccontare era il Viceconsole italiano alias Enrico Calamai. Sono assolutamente disponibile a proseguire questo dialogo anche con la possibilità di analizzare ogni singola versione della sceneggiatura fino a quella definitiva. Non ho assolutamente nulla da nascondere.Proprio per questo sono rimasto sorpreso per quanto hanno scritto Cimpanelli e Manca, che ritengo ingenuamente sorpresi nella loro buona fede. Cito brevemente una precisazione che mi hanno inviato dopo un mio messaggio: “Caro Alberto, hai ragione nel dire che non si definiva esplicitamente Ameri “comunista” nel copione, ma era ovviamente ispirato a Di Benedetto, che comunista lo era, come Sereni a Foà e Ferreri a Calamai. Chi, come Spataro, conosceva il libro, lo avrebbe senz’altro riconosciuto.”
    Questa risposta non mi soddisfa perchè le nostre scelte non possono essere fatte per giustificare le possibili obiezioni o critiche di qualcuno. Nostro dovere è dire la verità sostanziale, non mentire mai e non trasformare il proprio lavoro in strumento a disposizione di ‘utilizzatori’ predeterminati. Il nostro personaggio ‘scomparso’ non era assolutamente all’altezza di ricordare Di Benedetto e, facendolo ‘scomparire’ abbiamo sicuramente evitato di peggiorare la situazione. In ogni caso io me ne assumo comunque la completa e anche solitaria responsabilità, come ho sempre fatto per ogni film che ho portato a termine. Mi scuso per l’eccessiva lunghezza. Alberto Negrin

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  4. Non c’è niente da fare, è più forte di loro. Se un comunista fa cose buone va spazzato via dai ricordi, se fa qualcosa di sbagliato te lo ricordano ogni anno all’anniversario. Mercenari dell’informazione, servi senza dignità.

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