Quel comunista cancellato dalla Rai

Ho visto le due puntate del film di Raiuno “Tango per la libertà” diretto dal regista Alberto Negrin e mi sono chiesto se la Rai abbia paura dei comunisti, del Pci, della Cgil e della loro presenza nella storia. La fiction è tratta dal libro Niente asilo politico scritto dal coraggioso viceconsole italiano a Buenos Aires Enrico Calamai durante la dittatura di Videla. Un uomo che, in perfetta solitudine istituzionale, riuscì a salvare centinaia di persone dalla repressione della giunta militare e dai voli della morte con i quali il regime gettò in mare migliaia di oppositori o presunti tali.
Ora nella vera storia i personaggi che partecipano a questa meritoria impresa di salvare uomini donne e bambini dalle torture e dalla morte sono tre: Calamai, l’inviato del Corriere Giangiacomo Foà e Filippo Di Benedetto un sindacalista calabrese della Cgil, emigrato in Argentina, leader dell’emigrazione italiana e responsabile del Pci in quel Paese.
Nel film il terzo protagonista curiosamente scompare. Ci sono Calamai interpretato da Alessandro Preziosi e Foà. Il comunista, che pure avrebbe dato alla fiction non solo un tocco di verità ma l’avrebbe resa più avvincente,  viene cancellato. Via, niente comunisti nonostante nel libro di Calamai Di Benedetto abbia il ruolo che merita.
Domandina alla Rai e al regista: a chi dava fastidio quel comunista? Siete sicuri che rottamando alcuni personaggi rendete onore all’intelligenza degli spettatori e al ruolo della tv pubblica? Si aspettano risposte, che certamente non arriveranno.

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3 pensieri su “Quel comunista cancellato dalla Rai

  1. Buongiorno,
    immagino sarà sorpreso ma una risposta arriva, dagli autori della serie (non siamo né il regista né la Rai purtroppo, ma bisogna accontentarsi).
    Per una volta, ci sentiamo di dire che Mamma Rai non ha colpe. Nel copione, discusso e lavorato con gli editor Rai per più di un anno, c’era Di Benedetto, la CGIL (rappresentata in Italia come in Argentina), il PCI, un’intera parte sulle fabbriche e gli operai che ci lavoravano, salvati anche con l’aiuto di Di Benedetto. La Rai non ha mai avuto da ridire, anzi spesso ci ha spronato a raccontare con più attenzione e profondità quella parte della storia. E’ stata una scelta di regia e produzione, sul set, decidere di tagliare il personaggio per motivi di eccessiva lunghezza del racconto. Quindi, per una volta, non ci sono complotti. Resta il dispiacere per una figura così interessante che meriterebbe un film tutto suo.
    Eleonora Cimpanelli, Antonio Manca

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  2. Per me è altrettanto grave che di questa preoccupazione di salvare gente, nella fiction non ci sia traccia: tanta indignazione, tanto sdegno, ma la preoccupazione principale è solo quella di salvare la bella del caso. Fiction facilmente dimenticabile: sarebbe potuta essere qualcosa, invece è il solito nulla.

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