Elogio della nostalgia

Capita spesso, in questo tempo velox, di ricevere l’accusa di essere nostalgici. Basta ricordare alcune cose del passato che riteniamo funzionassero meglio di quelle di oggi, oppure pensare che prima non è che si stesse meglio ma che alcuni elementi della nostra storia possono essere ancora di insegnamento e aiutarci a costruire un futuro meno effimero, per essere messi sul banco degli imputati. Diventiamo così, agli occhi dei futuristi di oggi, quelli con la testa rivolta all’indietro, i sognatori di un mondo che fu e non c’è più, malinconici idealisti.

Ora, io penso invece che la nostalgia se bene usata sia ancora un formidabile atto di realtà. Intendo la nostalgia selettiva, quella che ci fa capire che cosa del passato è da archiviare e che cosa invece può aiutarci a correggere gli errori, a fare meglio, ad andare avanti. E siccome ritengo che, come scriveva Gramsci, del passato non tutto è da buttare ma anzi che solo analizzando il passato (il suo bene e il suo male) si può costruire un futuro solido e non labile, non mi arrendo all’accusa. Per fare un solo esempio, se ho nostalgia di un tempo in cui i grandi partiti di massa svolgevano una formidabile opera di crescita civile e politica non è solo per nostalgia (scusate il bisticcio di parole). Lo faccio perché certo, non penso affatto che quella stagione in cui la politica era tutto, il mondo era diviso in due, le sezioni erano piene di gente, alle manifestazioni ci andavano milioni di persone e non qualche centinaia che popolano i social, il confronto era vivo, lo scontro anche, e ognuno si sentiva parte di un viaggio nel quale c’era posto per tutti, ecco non penso che quel mondo possa tornare oggi così com’era. Però penso che di quel mondo qualcosa potevamo anche portarcelo dietro, potevamo fare la manutenzione della politica vera ed evitare che tutto finisse, come è accaduto dopo la svolta di Achille Occhetto, nella cartella “cose passate” del nostro archivio pubblico.

La nostalgia serve anche a questo, a dirci chi eravamo, come siamo cambiati, dove abbiamo sbagliato e come possiamo rimediare. Serve, in sostanza, a farci capire che va bene trent’anni fa telefonavamo con il gettone chiusi dentro cabine con l’aria irrespirabile, ma stavamo in una comunità che aveva un senso, una visione, degli ideali, delle regole, una comunità nella quale si pensava che i problemi si risolvono tutti insieme e non ciascuno per proprio conto.

Ecco, è solo un esempio. Tanti altri se ne potrebbero fare, ma credo che ci siamo capiti. Per questo, nonostante l’accezione negativa che oggi ha assunto quel termine, se mi date del nostalgico non mi offendo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...