Serve una rifondazione del Pd

Non si può ripensare il futuro di Roma, e con esso il futuro della sinistra a Roma, senza compiere un’analisi spietata dei gravi errori commessi. Parliamo delle radici del declino che sono ben piantate tra il disastro della destra di Alemanno sindaco, il bubbone di Mafia Capitale, la drammatica crisi del Pd e la cacciata di Ignazio Marino.

Vorrei soffermarmi su due aspetti strettamente legati che vengono affrontati nel libro “Roma senza Capitale”. Il primo riguarda la condizione del Pd. Il secondo le linee possibili di una nuova idea di Roma. Sono aspetti legati perché l’uno dipende dall’altro. Cioè ritengo che senza una vera rifondazione la sinistra non sarà mai capace di esprimere una nuova idea di città e quindi una robusta proposta di governo.

Come vedrete leggendo il libro l’analisi sullo stato del Pd è impietosa. Anche se su alcuni passaggi io e Morassut la pensiamo in modo diverso, abbiamo invece trovato una sintonia su questo giudizio politico.

Il Pd è un partito da ricostruire. Forse soprattutto a Roma è un partito mai nato o nato male. Quindi un partito da rifare.

Devo confessare che ultimamente resto sempre molto colpito quando parlo con esponenti del Pd (renziani e non renziani) e ascolto le loro descrizioni del partito nel quale militano e del quale sono espressione. Tribù, feudatari, notabili, boss, consorterie, clientelismi, trasformismi: sono parole pesanti che solo qualche anno fa si consideravano più adatte a descrivere gli avversari piuttosto che se stessi e che oggi invece servono a definire il Pd.

Allora, che cosa è accaduto? C’è stata una mutazione genetica? E soprattutto ci sono le possibilità di salvare il Pd da se stesso?

Personalmente sono più pessimista di Morassut perché credo che il caso di Roma in fondo non sia un’eccezione ma la versione più drammatica di una degenerazione che sta avvenendo in tutta Italia. Attenzione, non penso a una degenerazione morale, alle inchieste o agli affari opachi. Su questo sarà la magistratura, nei casi in esame, a prendere le sue decisioni. Penso invece a una degenerazione politica che rischia di uccidere il Pd inteso come partito di popolo e di farne un contenitore vuoto utile solo al leader di turno.

Nel libro troverete una formula: il “partito blablacar”. L’ho usata io e Morassut la considera un rischio serio. Sapete che cosa è blablacar, quel sistema con il quale, con il cellulare o con il computer, si prenota un’auto per un viaggio. Ecco, come quel sistema, il Pd è diventato un partito da usare. Si sale, si paga un contributo spese, di scambiano quattro chiacchiere con il conducente o con gli altri viaggiatori e poi arrivederci e grazie appena si arriva a destinazione.

Se il Pd è così la domanda è: a che cosa serve il Pd? E’ una domanda che giro a tutti voi. La mia risposta è che non serve a niente se non agli interessi personali di qualcuno.

Guardiamo la situazione di Roma. Chiedo: come è potuto accadere che il Pd sia diventato quello che abbiamo visto in azione negli ultimi mesi? Come è potuto accadere, faccio un esempio molto personale, che la mia sezione del Pci, quella a cui mi sono iscritto nel 1976 e che allora era il centro di gravità della borgata in cui vivevo, sia diventata un pezzo del partito dannoso descritto dal rapporto di Fabrizio Barca? Come è diventata un feudo in mano a un feudatario, un piccolo clan con il quale scalare la politica?

Se non si risponde a queste domande non di riuscirà mai a individuare la malattia e quindi non si troverà mai la cura. Di una sinistra senza popolo non sappiamo che farcene. Di un partito che serve solo a far carriera ancora meno. Di un partito governato dalle tribù ancora peggio.

La personalizzazione della politica, secondo me, ha creato il terreno di coltura di questa degenerazione. La separazione tra il leader e il popolo, l’idea che un capo assoluto possa salvare tutti, ha eroso la funzione del partito. Poi sono arrivati i capetti dietro al capo che si preoccupano più del potere per il potere che del potere per cambiare e il partito diventa un guscio vuoto. Gli iscritti se ne vanno, i circoli chiudono, le idee muoiono.

Si dice: mancano le idee. Certo, ma come si fa a far tornare le idee? Roma non la salvi con le tribù in lotta tra loro, né con i clan o con i boss. La sinistra non la salvi senza le persone che pensano e che lottano. Per questo mi chiedo: ma quanto può durare il commissariamento di un partito? Un partito non è un’azienda che quando viene commissariata azzera gli organi sociali e viene gestita con criteri contabili e di legge senza idee o discussioni.

Allora, il punto vero è rimettere al centro le persone e le idee. Dentro e fuori il Pd. Bisogna tornare dal popolo. Andarlo a cercare e nel rapporto con esso ritrovare la legittimità perduta.

Tutto questo conferma, come ho già detto, che il caso di Roma non è un’eccezione. Il giudizio su Matteo Renzi, come vedrete leggendo il libro, è un altro aspetto sul quale la mia posizione è diversa da quella di Morassut. Credo che l’idea di partito che ha in mente Renzi non coincida con l’idea di una sinistra di popolo. Vedo infatti affiorare spinte verso un partito elettorale che serve per vincere, un partito in cui conta la fedeltà al capo piuttosto che la competenza e il merito, un partito in cui gli iscritti servono a montare gazebo e banchetti ma non a far circolare idee.

Sento parlare di partito della Nazione. Ma che vuol dire? Un partito è una parte, rappresenta interessi, idee e passioni di una parte e non del tutto. E con quelle idee cerca di curare l’interesse generale di un Paese o di una città. Altrimenti diventa un partito pigliatutto senza identità e senza comunità. Senza classe dirigente come si vede già oggi in modo drammatico.

Sento dire che sinistra e destra non esistono più. Lo dice il sindaco di Firenze Dario Nardella, un renziano della primissima ora. Ma come si fa a dirlo? Sabato ho ascoltato al Teatro Vittoria un bellissimo intervento del politologo Piero Ignazi. Ha spiegato che oggi più che mai sinistra e destra esistono. Che la sinistra si batte per la giustizia sociale, la libertà e l’uguaglianza. Mentre la destra naviga sull’ingiustizia sociale, sulla libertà dei pochi e persegue l’uguaglianza dei ricchi e dei potenti. Basta guardarsi attorno, vedere come gira il mondo, per capire quanto la differenza sia ancora attuale.

Vedete, io penso che queste siano strade sbagliate. E non basteranno mille Leopolde a salvare il Pd da un triste declino. Lo dico con preoccupazione perché ritengo che il Pd sia, o meglio possa essere, il pilastro della ricostruzione morale e civile del Paese, l’elemento centrale di un nuovo centrosinistra e un argine contro le spinte populiste che ci circondano.

Se non si fa questo discorso di verità sarà difficile immaginare un futuro per Roma e per l’Italia. Un capitolo di questo libro è dedicato a Luigi Petroselli e alla sua sfida interrotta. No, non è nostalgia per il tempo che fu. E’ una lezione per oggi, nonostante gli anni trascorsi e i mutamenti intervenuti. C’è una frase pronunciata da Petroselli nel suo discorso di insediamento da sindaco che abbiamo citato nel libro. Dice: “La politica noi l’abbiamo vissuta e la viviamo non come affarismo o politicantismo o carrierismo ma come strumento per conoscere e trasformare se stessi e la società”.

Questo è il senso vero della politica anche oggi. Quindi o si torna a ripensare il Pd in queste luce oppure non ci sarà un grande futuro davanti a noi. Per farlo serve umiltà. Serve il coraggio di aprire le porte, percorrere le vie dei quartieri, ascoltare le persone, ridare voce a iscritti e elettori. La sinistra è in grado di affrontare questo lavoro immenso e di connettersi con le parti vive del Paese e delle città? Vuole farlo o si accontenta di gestire l’esistente o di qualche strapuntino al tavolo degli affari degli altri? Di una cosa sono sicuro: se non si farà questo lavoro di rifondazione della politica non basterà un uomo della provvidenza, chiunque egli sia, a compiere il miracolo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...