Noi, Berlinguer e la storia spezzata

Ho seguito in questi giorni con grande curiosità il dibattito su Enrico Berlinguer che si è aperto su l’Unità dopo un saggio molto critico (e per certi versi demolitorio) del filosofo Biagio de Giovanni. Ho visto qualche tentativo di usare la figura del segretario del Pci per rafforzare questa o quella tesi, questo o quel percorso politico, e questi tentativi non mi piaciono mai da qualunque parte vengano. Ma poco importa.

Quello che mi interessa dire è che dal dibattito su l’Unità ho capito due cose.
La prima è che, nonostante ritardi ed errori, la lezione di Berlinguer mantiene una profonda attualità. Il suo tentativo insieme con Moro di sbloccare il sistema politico e di rendere matura la democrazia italiana, il suo alto senso della politica intesa non come impresa solitaria di un leader ma come impegno di popolo, il suo sguardo sul futuro (basti pensare alla bella intervista su “1984” di Orwell), la sua critica alle distorsioni del capitalismo e del consumismo sfrenato, la sua attenzione ai movimenti e alle spinte autonome della società, la sua visione etica della politica, ne fanno ancora un punto di riferimento.
La seconda cosa che ho capito leggendo quelle riflessioni è che molti di noi si sentono orfani di una storia, e non è un bel sentire perché è il segno di un’ assenza politica e di un disorientamento. Detto in modo molto più chiaro: molti di noi, trent’anni dopo la morte di Berlinguer, stanno cercando un partito che ancora purtroppo non c’è…

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