Quanti leoni al Colosseo

Ci sono i diritti e ci sono i doveri. Ma ci sono anche la responsabilità e la capacità di governo di una grande azienda come quella dei Beni culturali. Oggi è più facile sparare un tweet che capire che cosa è successo, perché e di chi sono le responsabilità. Il Colosseo si è così riempito di leoni affamati pronti a sbranare lavoratori e sindacati: l’importante è esibire uno scalpo che ecciti la folla. Tutto il resto è noia.

Ma a costo di essere noiosi cerchiamo di capire anche al posto di chi non vuole capire ma solo sbraitare.

1. I lavoratori del Colosseo, rispettando le leggi vigenti, hanno chiesto un’assemblea comunicandolo al Sovrintendente una settimana prima (l’11 settembre per il 18). Tutto in regola, senza alcuna forzatura.

2. L’assemblea aveva un ordine del giorno del quale governo, giornali e commentatori si sono quasi completamente disinteressati. Quale? Il pagamento di straordinari e turni di lavoro aggiuntivi fermo a novembre 2014. Avete capito bene: quei lavoratori non percepiscono da 10 mesi ciò che è loro dovuto.

3. Ricevuta la comunicazione non risulta che il Sovrintendente abbia fatto alcunché per evitare i disagi dei turisti. Forse se avesse informato il ministro e insieme con lui avesse affrontato il problema alla base dell’assemblea magari la riunione sarebbe stata spostata o sospesa. No, silenzio fino al giorno del “misfatto”. Chissà perché.

4. Non risulta che la Sovrintendenza abbia informato cittadini, turisti, tour operator e albergatori di quelle due ore e mezza di ritardo nell’apertura del Colosseo. Persino il sito (archeoroma.beniculturali.it) non ha dato alcuna informazione, mentre riporta in evidenza stralci di un’intervista al Sovrintendente nella quale parla di ristoranti di lusso al Palatino. Verificare per credere.

5. Se, invece di prendere a schiaffi i sindacati, qualcuno si fosse degnato di incontrarli, se invece di aspettare il giorno fatidico fosse stata data tempestiva informazione il “misfatto del Colosseo” non ci sarebbe stato. Non lo dico io che non ho alcuna esperienza di direzione di un museo, ma lo dice implicitamente oggi sul Corriere il nuovo direttore della Pinacoteca di Brera, il canadese James Bradburne (che non è una Camusso in giacca e cravatta):”in una trattativa sindacale anche complicata è necessario buonsenso e buona fede da entrambe le parti…gettare benzina sul fuoco, esasperare le discussioni non va mai bene”.

6. Il fatto per me sorprendente è che il segretario-premier e un ministro di un partito che si definisce di sinistra si siano fatti portavoce di un’indignazione populista che fa impressione. Senza chiedersi perché, come, dove. Senza entrare nel merito delle ragioni (sacrosante) della protesta. E senza chiedere conto al Sovrintendente preoccupato dei ristoranti di lusso sul Palatino. Che alle tweettate di Renzi e Franceschini si siano aggiunte quelle di tanti follower tifosi dei leoni che mangiano i lavoratori, il sindacato e il diritto democratico di riunirsi è un ulteriore elemento di una triste deriva.

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