Altro che nuova Europa

L’Europa che esce dal summit sulla Grecia ha le ossa rotte. Sembra un paradosso, ma è così. Quella imposta (sì, imposta) dalla Germania della Merkel è una spiecie di vittoria di Pirro: sbattendo i pugni sul tavolo si voleva dispiegare tutta la potenza di fuoco di cui si dispone, dimostrare che contano i più forti e soprattutto che i più deboli non solo si devono sottomettere ai diktat ma devono farlo in ginocchio pagando pegno. Tsipras ottiene ben poco (forse i finanziamenti del fondo salvastati, sicuramente un po’ di ossigeno per non morire asfissiato, forse la gestione greca e non lussemburghese del fondo a cui saranno dati in garanzia i beni pubblici greci) ma riceve un compito a casa che sarà difficile da svolgere in poche ore senza una pericolosa spaccatura in Syriza e nella maggioranza che lo sostiene: dovrà tagliare le pensioni, aumentare l’Iva sui generi di prima necessità, introdurre i licenziamenti collettivi. Sarà complicato spiegare ai cittadini greci che quel compromesso raggiunto è un vero compromesso e non una capitolazione cercata, imposta e ottenuta dalla Germania. Per Tsipras sarà difficile forse persino restare al governo.

Si può discutere a lungo se la linea del premier greco sia stata giusta o meno, se il referendum fosse opportuno o meno, se l’intransigente Varoufakis abbia o no danneggiato la trattativa. Oggi serve a poco. Perché il problema è che, insieme con Tsipras, purtroppo esce bastonata un’altra idea di Europa. Con tutti i suoi limiti il premier greco ha tentato di battersi contro quell’austerità che ha piegato la Grecia e la piegherà ancora, contro un modello tecnocratico della Ue che insegue con troppa solerzia tanti parametri ma poco si interessa del destino del suo popolo. Per salvare la Grecia, infatti, bastano 370 miliardi di euro. Per salvare la banca Citigroup, però – e basta questo come esempio – sono serviti 2513 miliardi di dollari. Allora nessuno si è stracciato le vesti, come spiega oggi Mariana Mazzuccato su Repubblica. E allora, dove sono il senso delle proporzioni e la logica di questa brutta Europa?

Diciamolo chiaramente: Tsipras è stato lasciato solo. Nessuno lo ha sostenuto. Frau Merkel ha imposto la sua legge e l’impressione è che gli altri Paesi, tranne che qualche mediazione, non abbiano voluto (o saputo) far altro. Per questo è difficile oggi, e a tratti anche un po’ ipocrita, ripetere che l’Europa deve cambiare, che servono finanziamenti per la ripresa, che l’austerità non può essere un dogma. Forse, se qualcuno avesse offerto una sponda al premier greco le cose sarebbero andate in un altro modo e il tema di un’Europa diversa sarebbe sul tavolo davvero.

Non c’è dubbio che rimettere insieme i cocci di questa Europa frantumata sarà difficile, molto difficile. La punizione alla Grecia è la dimostrazione lampante di dove soffia il vento e di chi, ancora, ha in mano il potere reale del Vecchio Continente. No, non è una bella conclusione. Non lo è per nessuno.

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