Schede bianche, potere oscuro

Riuscite a immaginarla una città – per di più la capitale del Paese – che vota in massa scheda bianca? Non una significativa minoranza, come ormai accade sempre più spesso anche in Italia, ma una maggioranza schiacciante: oltre l’ottanta per cento. Se ci riuscite, potete avventurarvi nella bellissima e tremenda storia che racconta José Saramago nel Saggio sulla lucidità. Pubblicato nel 2004 e ripubblicato da Feltrinelli, è un romanzo spietato, quasi una spy story, nel quale il lato oscuro e ottuso del potere mette in mostra il peggio di sé.

Perché quella inaspettata rivolta degli elettori viene considerata il risultato di un complotto internazionale, il frutto violento di qualche agguerrita banda di anarchici, un attacco brutale al cuore dello Stato e del potere. A nessuno viene in mente, tra premier, ministri, presidente della Repubblica di capire il perché di un gesto così clamoroso, di indagare il senso profondo di quell’atto di totale sfiducia. Nessuno si interroga se ci sia una frattura, e chi che natura, tra il popolo e il potere e soprattutto su quali siano gli errori del potere che ha in mano quel Paese: né il partito di destra, né quello di mezzo, né quello di sinistra se lo domandano. Tutti impegnati a difendere le loro postazioni da un attacco senza volto che rischia di minare lo Stato e i suoi meccanismi.

L’unica risposta è la guerra. Una guerra totale, furibonda, combattuta con tutte le possibili armi improprie che non vi racconteremo per lasciarvi il gusto amaro di una scoperta sconcertante. Il Saggio sulla lucidità è, alla fine, un saggio sulla stupidità del potere. Il romanzo di Saramago è un viaggio nella cecità del comando. Basta leggerlo con gli occhi aperti per capire che, in fondo, parla di noi, oggi. Di una democrazia globale che considera nemico chiunque esprima un dissenso. Del silenzio del mondo sui poteri, spesso occulti, che spostano ricchezze e decidono il destino dei popoli. Della democrazia che si sfarina come se fosse un castello d’argilla…

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