S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra…

Qualcuno, appena pochi mesi fa, aveva pensato che il centrodestra italiano fosse quasi in via di estinzione. Berlusconi sul viale del tramonto, Forza Italia ridotta a un’armata brancaleone divisa in fazioni, Alfano in bilico come un equilibrista impaurito. E Salvini, poi: figurarsi se il radicalismo leghista (o fascioleghista come lo chiama Gad Lerner) che punta sulle paure più mediatiche, tra l’odio per il nero e la guerra alla civiltà dell’Europa migliore, poteva andare oltre una percentuale a una cifra. Sembrava, qualche mese fa, che per il Pd ci fossero immense praterie libere. Toccava al nuovo partito della Nazione mettersi in marcia per conquistare lembi di terra nuova.

Oggi le cose non sono più quelle immaginate allora. Pensare che il centrodestra sarebbe rimasto a guardare il proprio ineluttabile declino è stata una grande illusione. Si è rimesso in movimento invece, ha capito che c’era una parte del Paese insofferente, incazzata, stanca, che non avrebbe mai votato a sinistra e che aspettava un segnale. Leghisti e forzisti si sono guardati negli occhi e hanno detto: divisi ci massacrano, uniti possiamo farcela. I risultati delle amministrative hanno dato più di qualche speranza a questo nuovo progetto di centrodestra a trazione padana. Salvini ha capito che parlare alla pancia è più facile e redditizio che parlare alla testa e ogni giorno (con la benevola ospitalità di tutte le tv) ne spara una più scandalosa dell’altra, fa parlare di sé, accende gli istinti più odiosi che possono mandare in frantumi una nazione. Da qui al voto politico (sia a scadenza naturale o anticipato) c’è ancora tempo. E non è difficile immaginare che l’alleanza nuova si cementerà, si dividerà le zone di influenza, marcerà sempre più compatta.

Allo stesso modo anche il movimento Cinquestelle, pur avendo perso un bel po’ di voti, mantiene ancora una sua vivace forza di attrazione. A Roma, dove Mafia Capitale sta facendo terra bruciata, è dato addirittura in vantaggio e potrebbe, in caso di elezioni, portare un suo sindaco in Campidoglio.

Dunque, lo scenario è cambiato completamente. Per il Pd la partita si complica e le magnifiche sorti e progressive che si immaginavano qualche mese si sono annebbiate. Basterebbe capirlo, e capire che quella percorsa finora non è la strada giusta. Quando il Pd era al 40,8 per cento delle Europee un anno fa si doveva andare in mare aperto e non chiudersi nelle trincee. Aprirsi e non serrare le fila. Diventare una casa più grande e accogliente e non quella delle furibonde liti di famiglia. Chiudersi in difesa quando si vince è un grande errore tattico e alla fine anche strategico. Non so se c’è ancora tempo per correggere la rotta e arricchirsi di storie, di pensieri nuovi, diversi. Ma se il Pd non capisce che quando a destra s’ode uno squillo di tromba a sinistra deve rispondere uno squillo, se non capisce che un Pd diviso, rissoso, dove continua a esserci gente che va via, difficilmente potrà contrastare la spinta devastante del leghismo-forzista o quella del grillismo antitutto, lo scenario cambierà ancora, forse in peggio. Non so se c’è ancora tempo. Ma se ce n’è, anche poco, non bisogna lasciarselo sfuggire perché gli squilli si avvicinano…

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