Chi ha ucciso la mia vecchia sezione?

Ho scoperto che tra i circoli Pd considerati “dannosi” c’è anche quella che è stata la mia sezione del Pci. E’ a Casalotti, una borgata storica di Roma Nord distesa lungo la via Boccea che era, allora, l’ultimo avamposto prima che cominciasse la campagna romana con qualche sprazzo di piccolissimi insediamenti abusivi. Sapere che il luogo dove ho cominciato a fare attività politica e dove ho scoperto la passione per il Pci di Enrico Berlinguer e per l’Unità è diventato, come scrive Fabrizio Barca nella sua relazione, il luogo dove comanda il “potere per il potere”, dove si “sovrastano e si annullano gli interessi generali” e dove c’è “uno che comanda ed è dannoso” mi ha provocato rabbia e tristezza. Certo, si sapeva che non era più come prima, il tempo è passato, il mondo è cambiato. Ma se penso a quello che eravamo allora, lì in quella sezione scalcagnata sistemata in un garage interrato, e quello che è oggi il circolo Pd che ne è diventato l’erede, non riesco a non misurare la distanza delle passioni, delle battaglie, dei sacrifici di ieri dal calcolo personale di potere e dall’oscurità di oggi.

Quando varcai la soglia della sezione Casalotti era la primavera del 1976. Stava per iniziare la campagna elettorale che portò allo straordinario risultato del 20 giugno quando il Pci superò il 34 per cento dei voti. Un evento.

Me li ricordo quei giorni. Tra le piazze e le case, tra il mercato e le strade: volantinaggi, giornali parlati con il megafono piazzato su una vecchia Dyane celeste del compagno portantino, il lavoro casa per casa a spiegare perché votare per il Pci. Me le ricordo le diffusioni dell’Unità, tutte le domeniche sveglia all’alba e via: nei palazzi piano per piano o, se eri sfortunato, lungo le strade sterrate delle zone abusive, casetta per casetta, cancello per cancello. Oppure al semaforo lungo l’Aurelia tra le auto in coda per andare al mare dove il giornale andava via che era una meraviglia. Sei, settecento copie ogni domenica.

E mi ricordo la battaglia che combattemmo per il risanamento delle borgate quando Argan diventò sindaco e poi arrivò Petroselli. Ci armammo di fogli, righelli e matite, studiammo le leggi e le norme per spiegare a chi non sapeva come si faceva a diventare “legali”, finalmente cittadini di serie A come tutti gli altri.

Eravamo il cuore della borgata: chiunque avesse un problema veniva lì in sezione a chiedere aiuto. Non solo di tipo politico. Ma anche per un figlio finito sulla cattiva strada, per un altro che non aveva lavoro, per una licenza media da prendere con le 150 ore. Niente si muoveva in quella borgata senza che noi lo sapessimo.

Ricordo il segretario di allora, un edile che si spezzava la schiena in cantiere e subito dopo, prima di tornarsene a casa dalla sua famiglia, veniva in sezione a spiegarci come fare, a insistere sui rapporti con gli altri partiti, perché noi siamo unitari e dobbiamo dialogare, mai chiusure compagni mai. Eravamo tanti noi giovani, irruenti, ribelli ma quell’uomo con la pelle bruciata dal sole ci prendeva per mano e ci diceva dove andare e come andarci. Non aveva il dono delle parole, qualche volta incespicava su un termine, il dialetto modificava spesso il suo vocabolario. Eppure. Eppure nessuno di quelli di allora pensava al proprio tornaconto. Anzi, dava il suo tempo e la sua passione senza tentennamenti. E ci rimetteva anche i soldi, della benzina o della miscela per il motorino quando c’era da girare. Tornavamo a casa di notte, stanchi ma contenti di aver conquistato qualcosa. Non per noi. Per gli altri, per tutti. E i tutti si fidavano di noi: a Casalotti il Pci sfiorava il 60%.

Oggi a leggere il rapporto di Barca provo rabbia e tristezza. Per il tempo passato che ha logorato tutto senza che nessuno intervenisse, per il tarlo che ha roso ogni legame e ogni passione. Sì, tutto per il culto di una persona, del suo io, del suo interesse privato che ha trasformato pezzi di partito in pericolosi clan. Un lungo, inarrestabile declino, giù verso l’abisso. Resta da chiedersi: perché è successo? E perché nessuno se ne è accorto o ha fatto finta di non accorgersi? Qualcuno, lentamente e subdolamente, ha ucciso la bella politica e ci ha consegnato un deserto e lo ha fatto nel silenzio degli altri.

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3 pensieri su “Chi ha ucciso la mia vecchia sezione?

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