La manuntezione della sinistra

La vicenda Lupi ci dice, tra le tante altre cose, quanto è ancora lunga la strada per arrivare a una separazione della politica dagli affari, delle idee dai soldi, dei programmi dai progetti di fattibilità. Fino a quando chi viene eletto, chi assume incarichi di governo o cariche istituzionali, non sarà a distanza dalle tentazioni del favore facile l’Italia girerà attorno al suo problema: l’autonomia e la dignità della politica. Questo impasto, come si ricorderà, fu denunciato più di trent’anni fa da Enrico Berlinguer. La chiamò la questione morale. Rispetto ad allora però il meccanismo è cambiato: mentre prima erano i partiti a occupare lo Stato, la sanità, le istituzioni e qualunque altra casella del potere, oggi che i partiti sono evaporati, sono gli uomini politici a tessere la tela del grande affare. Lo fanno per tornaconto personale o di clan. E in questo modo riducono ogni partito a una sommatoria di interessi privati. Per questo poi i partiti diventano creature senz’anima, comunità frammentate e divise, soggetti nei quali ogni gruppo o sottogruppo lavora esclusivamente per conto del capo di turno e delle sue sconfinate ambizioni.

Anche se con minore intensità, è un problema che riguarda anche il Pd. Il rapporto preparato da Fabrizio Barca sullo stato del partito romano è una lettura agghiacciante. Si parla di un partito “cattivo, dannoso, pericoloso”. Di circoli diventati lobby a sostegno del candidato da eleggere e separati completamente dai problemi dei cittadini e del quartiere in cui agiscono. Se un partito diventa una sommatoria di comitati elettorali vuol dire che c’è qualcosa che non va. Il Pci aveva tanti difetti, ma un grande pregio: l’idea di un partito che esisteva solo in funzione del suo rapporto con la società, che svolgeva una funzione di governo anche stando all’opposizione, che sapeva quel che succedeva nelle strade del quartiere e di quale era il “clima popolare”. Se oggi una sezione (pardon, un circolo) del Pd non si accorge nemmeno che sotto le sue finestre sta per scatenarsi una rivolta contro gli immigrati – basti ricordare il caso di Tor Sapienza – significa che ha perso la sua funzione principale. Che è quella di stare tra la gente, di sapere ascoltare, di cercare di governare la complessità dei conflitti sociali.

Allora, non sarebbe ora che si affrontasse seriamente il problema? Non interessa sapere se questo partito debba essere definito liquido, solido, gassoso. Ci interessa che sia un partito vero e non una confederazione di gruppi di interesse. Che abbia idee, passioni, progetti. Che discuta di come far riaprire una scuola chiusa o di quali siano i rischi del terrorismo, del giardinetto abbandonato dietro la piazza o di come creare lavoro. Di queste cose concrete, piuttosto che di come sostenere il candidato, di dove reperire i soldi, di come organizzare la sua campagna elettorale, di dove piantare i gazebo.

Non è una questione retrò. E’ la questione centrale per la democrazia. Se i partiti esistono davvero, funzionano, creano gruppi dirigenti, si misurano con i problemi, ascoltano i cittadini, indicano soluzioni, la democrazia respira. E a quel punto le spinte personali, gli interessi privati, le piccole grandi questioni morali avranno vita più difficile. Insomma, c’è bisogno di una robusta manutenzione della politica. C’è bisogno di una robusta manuntezione della sinistra. Altrimenti succede che, molto spesso, non si capisca più dove sta la sinistra e dove sta la destra.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...