Per sconfiggere il pessimismo degli italiani

Uno studio del Reputation Institute sostiene che l’Italia è tra le ultime in classifica nella valutazione della propria autostima. Non abbiamo fiducia in noi stessi, siamo pessimisti, abbiamo un’idea negativa del nostro essere comunità. Il voto è pessimo: -15,2. Al contrario, però, gli altri ci vedono meglio di come noi ci immaginiamo, hanno più fiducia in noi di noi stessi. Non lo so se lo studio – che è condotto da un advisor americano che si occupa di investitori e quindi di affari – sia da prendere con le molle o meno. E’ certo però che il sentimento comune che si esprime ogni giorno nei comportamenti degli italiani non si discosta molto da questo profilo negativo. Sentiamo attorno a noi la sfiducia, il disorientamento, la rassegnazione che producono un disadattamento sociale pericoloso nel quale ognuno si sente fuori dalla comunità, chiuso in un recinto individualista preoccupante.

I motivi di questa specie di disfattismo sono molteplici. Alcuni affondano nella storia del nostro Paese, in un processo unitario avvenuto con troppi strappi e che ha prodotto troppe separatezze. Altri però riguardano l’oggi e sono quelli a cui chi fa politica dovrebbe guardare con più preoccupazione. Perchè se un popolo non si sente protagonista di se stesso, non sente la forza di una nuova missione nazionale, non trova spazio nel viaggio verso il futuro e considera i suoi compagni di lavoro o i vicini di casa dei nemici che attentano al suo benessere, vuol dire che si sta per spezzare (se non si è già spezzato) qualsiasi legame sociale. Sociale, prima che politico. E con esso rischia di spezzarsi anche l’identità nazionale. Scricchiola la nostra casa comune, cedono pilastri e fondamenta.

Che fare? Rifugiarsi nel passato? Aggrapparsi al come eravamo quando eravamo migliori? Sicuramente no. Il compito di chi ha a cuore il futuro dell’Italia è riuscire a individuare una missione che mobilita, indicare una meta da raggiungere, dare i riferimenti precisi per la rotta giusta. E nel fare questo deve assicurarsi che ogni parte del Paese si senta protagonista della sfida. Deve motivare i viaggiatori e non solo l’equipaggio. Deve convincere i paurosi, i refrattari, i dubbiosi. Deve rendere possibile e reale (e non illusoria) la terra da avvistare. Per farlo c’è bisogno di coraggio, di passione, di convinzione. Perchè se il porto in lontananza lo vedono in pochi e agli altri appare sfumato o addirittura sembra un miraggio, la comunità si divide e ognuno va per la sua strada magari in senso contrario dagli altri. Ognuno che resta indietro, arrabbiato o deluso, sarà un pezzo in meno del nostro noi e una rabbia in più che produce abbandono. L’obiettivo principale è evitare che siano troppi quelli che restano da soli a difendersi da tutti gli altri tra le paure, gli inganni e i sospetti. Direbbe Machiavelli: sta qui la grandezza di un vero principe che voglia guidare il suo popolo e non solo amministrarlo.

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