Lavoro, qualcosa non torna

Della legge sul lavoro (non scrivo Jobs Act perché sono d’accordo con la petizione dilloinitaliano, leggi qui https://www.change.org/p/un-intervento-per-la-lingua-italiana-dilloinitaliano) ho capito queste cose e non sono tutte positive.

  1. Vengono cancellati quei contratti con sigle fantasiose che hanno infestato il nostro mondo del lavoro (dal cococo al cocopro) e che hanno avuto il solo scopo di creare precarietà e di sottoporre quindi il lavoratore (quasi sempre giovane) agli umori dell’imprenditore. Quasi schiavi senza diritti. Vedremo se, a regime, questa cancellazione sarà vera o si inventerà qualche scappatoia per lasciare i precari a fare i precari a vita. Intanto va ricordato che i suddetti contratti decadranno non subito ma nel 2016, cioè tra un anno. Se l’operazione andrà in porto sarà sicuramente un fatto positivo.
  2. Viene cancellato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che fu negli anni Settanta una grande conquista di civiltà. Ora, sarà pur vero che l’applicazione di quell’articolo ha avuto nel corso degli anni qualche applicazione forzata, ma di fatto ha garantito il lavoratore contro gli abusi del licenziamento ingiustificato. Dal primo marzo non sarà più così. E quindi, l’imprenditore, adducendo falsi motivi economici (sono in crisi, sono maledettamente in crisi) può liberarsi di tutti i lavoratori che vuole in cambio di un semplice (e diciamo la verità, modesto) risarcimento, crescente con il crescere del tempo lavorato. Vale per i licenziamenti individuali e, cosa ancora più grave, per quelli collettivi, sui quali peraltro le commissioni lavoro della Camera e del Senato avevano espresso un parere negativo che il governo non ha recepito. Resta il reintegro per motivi disciplinari, per il quale però deve essere dimostrata la “insussistenza del fatto materiale contestato” e non più se il provvedimento (cioè il licenziamento) sia commisurato al fatto commesso. Resta il reintegro anche per i licenziamenti discriminatori. Ma è evidente che, avendo lo strumento del licenziamento per motivi (anche falsi) economici nessuno si imbarcherà più in un licenziamento disciplinare o discriminatorio. Tutto questo, sinceramente, non mi pare un passo avanti. Ma un evidente e pericoloso ritorno indietro
  3. E’ stata introdotta la possibilità per l’azienda di procedere al demansionamento di un dipendente, il quale quindi può essere spostato liberamente pur a parità di salario. Questo significa che, per i più svariati motivi, se l’azienda vuole liberarsi di te in un determinato settore (perché sei antipatico, perché non sei abbastanza nelle grazie del capo, per mobbing o perché sei un sindacalista rompiscatole ecc ecc) da ora in poi può farlo. E quindi il lavoratore può passare con uno schiocco di dita dalla sua scrivania alla macchina fotocopiatrice. Senza porre alcuna regola e alcun confine di applicazione mi pare una norma sbagliata e ingiusta.
  4. Si voleva combattere il dualismo ma con queste norme se ne introduce uno nuovo di zecca. Nella stessa azienda dal primo marzo ci saranno due lavoratori con diritti diversi. Il primo, già assunto, al quale si applica l’articolo 18 e il secondo, neoassunto, al quale non si applica e che è licenziabile in qualsiasi momento. Allo stesso bancone o alla stessa scrivania, diritti diversi. E’ facilmente immaginabile quale potere di ricatto si possa esercitare sul soggetto più debole della coppia.

    In conclusione, senza usare i toni apocalittici che vanno molto di moda oggi, la legge sul lavoro contiene diversi elementi sbagliati. Vedremo se, come si dice, spingerà almeno gli entusiasti imprenditori a fare massicce assunzioni. Ma il dubbio che, senza una ripresa solida, questo sia difficile resta. Così come resta l’amarezza per alcuni diritti conquistati e ora cancellati.

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3 pensieri su “Lavoro, qualcosa non torna

  1. Non riesco a capire il tono pacato quasi di rassegnazione delle tue considerazioni su un argomento che cancella di fatto tutte le conquiste fatte nel campo del lavoro,.
    In particolare da parte tua che hai vissuto come giornalista” in una Testata molto precisa” , tutte le lotte fatte per un futuro migliore, bisogna avere il coraggio di dire che i contratti COCOCO e COCOPRO hanno rovinato alcune generazioni di giovani.

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    • caro Enrico, mi pare di averlo detto. Il tono pacato vuole essere il contrario dei toni gridati che dominano il dibattito pubblico e che mi pare non facciano altro che creare confusione e ridurre tutto a uno scontro violento tra opposte fazioni. Ho cercato di ragionare, esprimendo comunque un giudizio complessivamente negativo. Un caro saluto a te.

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  2. Veramente non hanno abolito i cococo e cocopro, che continuano a sussistere per la metà dei lavori esistenti, come per esempio le professioni intellettuali, coloro che sono iscritti agli albi. Ingegneri, medici, notai, avvocati, ecc…
    Ma comunque conta poco perchè questi lavoratori, specie neolaureati post 2008 vengono giù oggi assunti con la tecnica delle false partite iva che non è stata abolita nemmeno dalla Forrnero (non valeva per i lavori intellettuali).
    Il DL Jobs Act è l’essenza ipocrita dei politicanti italiani. Il nulla che avanza, l’ennesimo passo in avanti su riforme che in 20 anno hanno fatto passare l’Italia da AAA a BBB-, titolo quasi spazzatura, col 25% di imprese pari ad un 3% del PIL che hanno liberamente licenziato italiani per delocalizzare la produzione in paesi terzomondisti come la Transnistria… mentre gli italiani licenziati esaurito la NASPI o sigle affini senza trovare un lavoro campano senza spendere con i risparmi di una vita.

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