Che facciamo di fronte a un mare Monstrum?

Muoiono sotto i nostri occhi. Muoiono congelati, affogati, sfiancati. Muoiono per colpa di trafficanti senza scrupoli e con il portafoglio pieno zeppo di soldi. Muoiono per paura e per speranza. Muoiono perché non hanno una terra a cui aggrapparsi e si aggrappano alla prima terra che pensano amica. Ormai il Mediterraneo, quel pezzo di mare del Canale di Sicilia, è diventato un immenso cimitero, senza lapidi né croci. E noi? Possiamo girare la testa dall’altra parte? Noi, noi italiani, noi europei, possiamo continuare a fare i contabili della morte e a dare un costo a ogni impresa che possa cercare di impedire la strage?

Non lo so se è solo un problema di Mare nostrum o di Triton, forse sì, forse aver abbandonato il programma di soccorso nelle acque internazionali è stato un errore perché ha lasciato indifesi quei poveri cristi che salgono sui gommoni. Ma non è questo il punto. Il punto vero è che l’Europa dimostra anche in questo caso la sua faccia peggiore, il suo lato oscuro, la sua dimensione tecnocratica: che percentuale di Pil vale una vita umana? Solo la domanda sembra un orrore. E’ giusto dirlo che la strage dei migranti è un problema di tutta l’Europa. E’ giusto pretendere che dalle più comode capitali del Nord ci sia coscienza di un dramma che sta assumendo i contorni di un olocausto, si capisca che quel Mare non è più Nostrum ma sta diventando Monstrum.

Va bene, gridiamo più forte. Gridiamolo a Berlino, a Parigi, a Londra. Ma intanto? Intanto noi che contiamo i cadaveri sulle nostre spiagge che cosa facciamo? Che cosa facciamo di fronte al massacro di una generazione di ragazzi che non ha diritto di vedere il sole? E’ questa la domanda drammatica. Sì, ogni operazione di salvataggio ha un costo: centomila o duecentomila euro al giorno, si dice, diversi milioni l’anno. Ma appunto: quanto vale una vita, quanto vale un bambino morto? Quanto vale? C’è poco da girarci attorno: dobbiamo muoverci. Riprendiamo il mare con le nostri navi, varchiamo le acque territoriali, spingiamoci al largo e prendiamoli a bordo. Salviamoli intanto. Poi presentiamo il conto a Bruxelles. Perchè una vita vale di più, molto di più, di una percentuale di Pil o di una piccola scheggia di debito pubblico.

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