Il patto del Nazareno? Non si è rotto, ha rotto

Lo dico in modo provocatorio: il dibattito sul patto del Nazareno ha rotto. Non se ne può più di analisi, commenti, retroscena, interviste, note e noterelle sugli zero virgola degli spostamenti, degli allineamenti, degli adattamenti, degli scontri. Basta guardarsi attorno per capire che è tutto un surreale inseguirsi di parole vecchie e stantìe. Di parole drammaticamente vuote. C’è un mondo là fuori dai Palazzi (quelli della politica ma anche quelli dei giornali) al quale non importa nulla del patto e del contropatto. Perché, quel mondo lì, fa i conti con ben altri problemi e capisce che le questioni vere sono altre.

Eccole. Nonostante i primi timidi dati incoraggianti la questione del lavoro resta la più grande e drammatica. I disoccupati sono troppi. Quelli che rischiano di perdere il lavoro sono ancora tanti. I giovani che il lavoro non lo trovano aumentano a dismisura e nemmeno il miraggio di un viaggio all’estero riesce più a concedere qualche debole speranza. Serve uno choc, un intervento pubblico robusto per rimettere in moto la macchina in panne. Questo è il problema. Così come la drammatica questione greca segnala in modo virulento che l’Europa è di fronte a un bivio: spezzare le catene dell’austerità che ha provocato un mare di danni a gran parte dei paesi dell’Eurozona oppure intestardirsi e cadere, forse morire. Un dilemma tragico. Alle porte dell’Europa si inseguono venti di guerra, Russia e Ucraina sono sull’orlo di uno scontro finale. E più in là un califfato figlio dell’orrore brucia vivo un pilota giordano e minaccia di morte le nostre città. E noi parliamo del patto del Nazareno?

Per questo bisogna uscire dal politichese che ha attanagliato il nostro Paese e rischia di strangolarlo. Andatevi a rileggere il bellissimo discorso di insediamento del presidente Sergio Mattarella. In quelle pagine ci troverete il senso vero della politica. Il volto delle istituzioni che si presenta con le scuole sfasciate, con l’istruzione indebolita, con la formazione inesistente, con il lavoro che non c’è, gli ospedali che non accolgono, i tribunali che sono labirinti assurdi tra tempi biblici e incertezza delle pene, i nostri ragazzi che si sentono rinchiusi in una prigione senza futuro e per finire quelle urne nelle quali si infila una scheda che non dà potere di scelta. Se si vuole ricostruire il Paese bisogna ripartire da qui. E allora seguiamoli i consigli di Mattarella. Ridiamo senso alla politica che è cura del bene comune, che è cambiamento, che è ascolto e decisione.

Oggi il Pd ha un dovere immenso. E’ rimasto, nel deserto del sistema politico, l’unico baluardo. Deve averne consapevolezza, più di quanta non ne abbia. Deve sapere, tutto il Pd a cominciare dal suo segretario Matteo Renzi, che solo con l’unità si potranno dare risposte forti alle domande che rivolge il Paese. L’unità del Pd può dare una spinta propulsiva all’Italia. Può farla uscire dai terribili dibattiti politicanti e spingerla a mettersi in marcia per cambiare e per risollevarsi. Insieme. Solo insieme si cambia e si ritrova la dignità perduta. Dalla sinistra questo ci si aspetta. Quindi, non si perda tempo e dopo l’anticorruzione, sulla quale è stato raggiunto un accordo importante, si proceda sugli altri temi. In fretta, con coraggio.

Lasciamo ai filosofi delle virgole e ai profeti dei puntini di sospensione il giochino delle parole vuote. Il patto del Nazareno in fondo non si è rotto. Ha rotto.

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